domenica 6 aprile 2008

L'influenza, una corsa e cinque canzoni

Cose. Il quinto giorno che sono alle prese con una specie di virus che mi fa sentire uno shifo ma che, per mancanza si sintomi evidenti, non mi entrare a pieno titolo nelle righe degli influenzati. E così resto nel mio limbo e faccio lo stesso tutte le cose che farei normalmente facendo il doppio della fatica e guadagnandoci il doppio della stanchezza. La mia incapacità di fare l'ammalata è una condizione che detesto. Voglio una settimana di divano, coperta e cartoni animati ma temo che quel tempo sia definitivamente passato. sigh.
Tra la cose che ho fatto lo stesso oggi due.
La prima stamattina, la stramilano. Trovo sia una cosa carina e, passatemela, emozionante. E così mi sono alzata presto nonstante fosse domenica e nonostante il resto (me me me e me) e mi sono presentata con la mia pettorina e le scarpe un poco infangate in quella piazzaduomo surreale, prima vuota poi piena di persone e palloncini rossi che fa da sfondo alla partenza. Colpo di cannone, brividino e via. Sono sopravvissuta ai chilometri (mica troppi a dire il vero) nonostante il mio stato pseudoinfluenzato senza migliorare il mio tempo ma anche senza peggiorarlo. Un pareggio insomma, e ci sta, con tanto di arrivo dentro l'arena.
La seconda, 5 canzoni che sanno di me. Ed ha passato la palla, e sia. Cinque canzoni sono difficili da scegliere, se riscrivessi la lista tra 5 minuti (o cinque minuti fa) le cambierei tutte probabilmente. Ma adesso sono questa (premetto che esulo da musica e testo e ne faccio una questione squisitamente emozionale), in ordine sparso (o forse no):
Disarm, degli Smashing Pumpkins. Tutto quello che è rimasto di buono e di bello nei miei ricordi di quegli anni un pò selvatici e un pò esasperati che sono stati l'adolescenza. Quella parte di me che da là sono riuscita a portare qua.
The boxer, Simon&Garfulken (si scriverà così?). La mia storia d'amore. Una cassetta di plastica grigia. La fine della vita come la conoscevo.
Lover you should have come over, Jeff Buckey. In diretta da un periodo un pò nero. Dal mio periodo peggiore. Quando sono scivolata già dal paradiso e la vita è divenatata, tutto d'un tratto, la vita vera. Si scende, si scende, ma poi, ad un certo punto, si ricomincia a salire.
Varanasi baby, Afterhours. Un periodo diverso. Più maturo. Ho sempre desiderato, tra l'altro, farmi una maglietta con scritto varanasi baby, am questo non c'entra molto, credo.
Into my arms, Nick Cave. Adesso, on air. Una volta al giorno almeno, o anche di più.
Ora, prima di andare a fare un te a sprofondare nella mia condizione di paseudomalaticcia passo la palla, con permesso a Simo, a Dado e a Fra (se risorge).

mercoledì 2 aprile 2008

brainfree

Un vento secco e appena freddo ha soffiato via quel velo di nuvole opprimente che, in effetti, mi opprimeva. Lancio un sguardo all'orologio. Stasera abbandono la nave presto e questo pensiero ha cancellato le ultime perturbazioni che indugiavano sopra la mia testa. E' mercoledì, e sta per finire. Apro la scatola cranica con un cacciavite, estraggo il corpo rosa e pulsante del cervello in tensione e lo lascio qui sulla scrivania. Stasera non voglio pensare. Al lavoro, al futuro, al passato, al tempo, al dovere, al diritto, alla ragione, al torto, al senso di colpa e a tutto il contorno. Stasera tengo addosso solo un pò di emozioni e chilometri di pelle, un paio di labbra screpolate dal vento e dieci dita lunghe e fredde. Il resto può restare qui chiuso fino a domani.
...

martedì 1 aprile 2008

toothpaste addict

18.19-Esco dal bagno delle donne furtiva, con in mano spazzolino e dentificio alla menta. Lavare i denti mi fa sentire meglio. Pulita. Ordinata. Smagliante. Anche quando mi sento così stramaledettamente confusa. Avrei dovuto farlo prima. Dovrei farlo ad intervalli regolari. Dovrei farlo sempre. Dovrei scandirci la vita a spazzolini e dentifrici.
E' una bellissima giornata ed ho la spiacevole sensazione di essermela persa. Deve essere la primavera, o il nuovo fuso (orario), o il metabolismo, o il bioritmo, o venere in pesci, o la luna nera o qualcosa. Deve esserci una ragione al mio stato confusionale.
So solo che certi giorni l'unica cosa che davvero mi fa star bene è infilarmi tra le coperte e sciogliere le mie inquietudini tra le pagine di un libro, mentre i muscoli si rilassano piano e piano e tutto quello che è reale perde forma. E io scivolo via. Altrove. Con i denti dannatamente puliti.