lunedì 7 luglio 2008

Mi tengo a galla

Conto le gocce di passiflora dentro il bicchiere. 40. Un respiro. Un sorso d'acqua corretta. Un sospiro. Un altro sorso. Un respiro. Trattengo dentro la gola il mio stomaco divorato dall'ansia e ribelle al mio modo inefficace di affrontarla. Trattengo una lacrima nervosa in qualche angolo nascosto dei miei occhi. Sento il panico arrampicarsi sulla mia colonna vertebrale, anello per anello, implcabile e ghignante. Un respiro. Un sorso.
Vorrei gridare. Forte. Vorrei piangere. Forse. Vorrei prendere le mie cose ed uscire sbattendo la porta. Adesso. E non pensare. E non dovermi preoccupare per cose più grandi di me sulle quali non ho potere e non ho dovere. Delle volte detesto questo posto. Questo metro quadro surreale su cui sto seduta. Questo ricettacolo di ingiustizie e disparità che, a volte, mi pare non mi porti da nessuna parte. E mentre tra lacrime asciutte mai piante cerco di ingoiare l'ennesimo dei rospi che devo ingoiare mi metto a scrivere. Perchè è l'unica cosa che so fare. Per ternemi a galla. Per non affondare nel mare vorticoso delle mie ansie più o meno coerenti [questa volta sorprendentemente sensate].
E cosa resta del mare negli occhi e sulle labbra, del vento e della sabbia, della crema solare da spalmare la sera sulla pelle arrossata e del profumo di pane dei vicoli, cosa resta dei colori e della luce, cosa resta del silenzio e del rumore delle onde come un perpetuo canto notturno, cosa resta del tramonto e del canto dei gabbiani, cosa resta dei passi sulle strade di pietra e della calma della sera che scende come un'ombra fresca sugli occhi stanchi di sole, cosa resta del respiro di chi ti dorme accando in una notte di temporale, cosa resta di un'alba timida e dolcissima? Cosa resta se adesso sono qui ad affogarmi dentro? La realtà cancella e scolora ogni cosa, la copre col fumo del suo cinismo e del suo egoismo cieco.
Che cosa è davvero importante. Che cosa devo fare. Che cosa devo scegliere. Che cosa voglio davvero. Che cosa mi aspetto. E che cosa si apsettano da me. Dove porta questa strada. Dove andrò. Dove andrò a finire. Dove sei adesso e cosa stai pensando.
Tutto. Troppo. Un respiro. Un sorso. Stasera. Mi tengo a galla. O annego.
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giovedì 3 luglio 2008

Crocevia rovente

Fa molto caldo nel mezzo di questo crocevia. Le strade si incrociano in questo punto, nel mezzo di nessuna parte. Il semaforo lampeggiante non è una guida utile per la scelta della manovra e della direzione. I cartelli stradali in questa parte del mondo lasciano il tempo che trovano, e comunque c'è sempre qualche lavoro in corso che confonde le idee. Cammino intorno all'incrocio cercando di capirci qualcosa e di non inciampare nelle rotaie del tram o nel masselli sconnessi della pavimentazione, di non finire sotto una macchina o qualche amenità del genere. Un soffio d'aria tra i capelli ed uno sguardo a questa Milano surrelare di luglio. Non sbaglierò direzione. Non questa volta. Ho una paura che morde la pelle. E un sorriso silenzioso e perfetto.
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Il tempo sembra voler sospendere il suo corso frenetico, almeno per qualche giorno. tempo. Tempo per pensarci. Tempo per lasciar schiarire un pò le idee. So con esattezza dove mi porterà questa strada stasera. Mi porterà al mare. E forse lunedì avrò dato un senso a tutto questo. O forse no. Ma in ogni caso tornerò ad affrontare questo corcevia rovente con una bella abbronzatura e, soprattutto, non sarò sola.