venerdì 14 maggio 2010

venus a tutto pasto

Non fa che piovermi addosso. Non gocce ma secchiate. Diluvi. Monsoni. Come guardare il cielo dal ponte di una nave invece che dalla vetrata (primo piano, palazzo A) dell'office. Occhieggia un raggio di sole, ma già all'orrizzonte si addensano nuvole color del petrolio.
E, lo confesso, a me neppure dispice. Mi allineo al comune disappunto per questo maggio fradicio. Ma fingo. Mento. Alla fine sotto il diluvio non ci sto così male. Non benissimo ma neppure da lamentarmi.
Non mi dispiace per come mi sento. Un pò di temporale dico, un pò di monsone. Togliere i jeans fradici. Viaggiare su treni come capsule umide sotto il diluvio. Annodare ancora la sciarpa al collo (pure per andare a letto). Avere freddo ai piedi e, cionostante, non mettere le calze.
Sto leggendo un bel libro. La sera. Lo associerò in eterno alle punte dei piedi fredde. Adorerò ricordarmene.
Ma è pur sempre venerdì. Se posso esprimere un desidero: cielo blu petrolio e vento va bene. Ma pioggia anche no. E se lo dico io sospetto ne sia caduta davvero abbastanza.



sabato 27 marzo 2010

folk

Il vento promette già l'estate ed io, contro ogni previsione, sono pronta.

Prendo possesso di un territorio nuovo. Stanze vuote. Spazi. Come la luce li riempie alle diverse ore del giorno. Idee che prendono forma. Immaginazione.
Mi piace. E mi piace anche sentire stringersi quel legame con i miei luoghi.



martedì 9 marzo 2010

Neve

Mi chiedi che sapore ha la neve di marzo. Ha il sapore che immagini. Come se l’inverno non volesse lasciarmi andare. Come se ci fosse qualcosa che ancora mi trattiene, qui. La cosa strana è che vorrei non finisse. Forse sono io che mi aggrappo all’inverno e a questo cielo denso di nubi. Per quel modo che ho di resistere al cambio delle stagioni. Come se uccidessi una parte di me stessa ed ne abbandonassi il cadavere nella terra della stagione passata, a diventare polvere, a lasciarsi dimenticare. L’inverno incede verso la primavera. Il presente diventa passato. Il passato passa comunque. Ma non vuol dire sia facile lasciarlo andare.
Mi chiedi che sapore ha la neve di marzo. E forse non ha neppure sapore. Cade. Smette. Riprendere. Fiocchi piccoli che fluttuano nell’area secondo percorsi sbagliati, contorti. A terra non resta nulla. Come se la stessimo immaginando questa neve. Come se neppure nevicasse.
La terra la assorbe, la cancella. Senza farsi sorprendere. La terra che ha fretta si sbocciare. Impaziente. Si nutre del nostro passato di polvere e prepara una nuova primavera.

lunedì 8 marzo 2010

is there life on mars?

Impiegare due ore ad attraversare Milano. Bere da una bottiglietta mezza vuota. Parlare con uno sconosciuto. Stare in silenzio. Avere un cielo. Avere il vento. C'è vita su marte?