martedì 27 novembre 2007

sussurrato

natale mi cammina attorno in punta di piedi. natale, che per me è una sensazione, un brivido caldo lungo la schiena. lo stomaco si stringe in un nodo stretto di un'emozione sconosciuta, senza nome, sussurrata appena. piccole luci esorcizzano il buio di una notte che inizia ogni giorno un pò prima. e io ci cammino in mezzo. colpita al cuore.
milano esplode di sfumature calde e affascinanti. la sera è un cielo stellato. e dentro di me una neve silenziosa di emozioni nuove cade soffice sui pensieri. e sono sola. sola con sensazioni che non posso esprimere, spiegare. sola con un mondo interiore che è emozione liquida. non si più arginare. controllare. comprendere.
malinconia. tristezza. calore. serenità. tormento. ansia. paura. tranquillità. tutto insieme. questo è quello che mi scorre sotto la pelle. questo è il mio natale. sussurrato appena in questi ultimi giorni di novembre.

venerdì 23 novembre 2007

Indietro

Fuori la sera è già scesa, di buio e pioggia. La fine di un'altra settimana. Perdo il conto dei giorni e novrembre è quasi finito. Non riesco a capire se è sempre stato così o se il tempo ha improvvisamente accelerato. E come se ci fosse stato un tempo in cui tutto era immobile, tutto era certo, affidabile, confortante. Io ero uguale a me stessa. Poi il tempo ha cominciato a correre più forte, le rughe ad apparire sui visi, i capelli ingrigire, le persone morire e nascere. Fino ad ora, un tempo incerto in cui mi sembra quasi di essere rimansta indietro. Indietro. E fatico anche a stare al passo con il cambiamento di me stessa. Mai uguale a prima.
E mi nasconderò nella morbida tranquillità del finesettimana. Mi nasconderò tra le tue braccia e nella mia casa. E il tempo volerà e prima che me ne renda conto sarà già iniziata una settimana tutta nuova.

giovedì 22 novembre 2007

stancamente

Piove. Piove una pioggia fredda a grigia di novembre. Piove fuori dalla finestra, sul tetto, sulla strada. Piove tra i miei pensieri. Sono stanca. Stanca in ogni centimetro delle mie ossa. Nella caviglie. Nelle gambe. Nella schiena. Nella braccia. Nelle dita delle mani. Stanca di questa sedia scomoda in qualsiasi posizione io mi metta. Dello schermo accesso su un’implacabile pagina bianca. Delle luci al neon. Del suono elettrico della stampante. Stanca di sentirmi così stanca. Dubito sia del tutto normale. Ho voglia di infilarmi in qualcosa di morbido e chiudere gli occhi. Liberare i pensieri e sentire il mio corpo rilassarsi poco a poco. Ricominciare a scorrere. Come pioggia tra le mani. Come vento nei capelli. Non ne posso più. Non sono fatta per stare chiusa in questa scatola. E il pensiero un po’ spaventa. Aspetto che arrivi la sera.

mercoledì 21 novembre 2007

respirare

è il pensiero di te che mi fa respirare starsera. fuori il buio ha già inghiottito questa giornata senza sapore. piove e non ho l'ombrello. ma uscirò di corsa per prendere il treno e arrivare in tempo. a darti un bacio di labbra umide a nasi freddi. e raccontarti quello che mi succedere. e ascoltare la tua voce. e sentire il caldo della tua pelle e la tua consistenza tra le mie braccia. guardarti gli occhi e sorridere davanti ad una birra cruda. allongare le mano per toccarti le dita. per questo. per questo poco tempo che possiamo passare insieme respiro adesso. sei tu che mi fai respirare. e non fa paura coltivare questa dipendenza. non c'è più spazio per la paure. è tutto qui, adesso.
...spirito e corpo disgiunti
poi in un istante congiunti...

martedì 20 novembre 2007

blocco dello scrittore

La pagina davanti ai miei occhi sembra non volersi scrivere. Io che riesco a scrivere pagine e pagine sugli argomenti più impensati questa volta non riesco a trovare lo spunto giusto. Bloccata. Sulla seconda di due pagine che non mi convincono. Appoggio la schiena alla mia poltroncina rossa. Rileggo. Sospiro. Fuori la giornata non è meno grigia di ieri. Io boccheggio. Non sopporto questi momenti in cui non riesco a concludere niente. Non sono io questa che fissa lo schermo, scrive due righe e ne cancella quattro. Devo risolvermi prima di impazzirne. Basta. Faccio un te. Accendo il bollitore elettrico e cerco la bustina del cassetto. Un te speziato cannella e chiodi di garofano. E sia. La tastiera resta muta e le mie dita di stringono a scaldarsi attorno alla tazza. Il profumo è buono. Riempie l’aria. E la stanza sembra diversa. E mi viene voglia di casa, di caldo e di morbido. Di essere altrove. Fisso lo schermo acceso e mi si stringe lo stomaco. La cosa peggiore è che mi sento dire di aver fatto troppo. Lascio stare. Spengo tutto e vado a casa. Ci penso su.