domenica 8 aprile 2012

la strada

Può essere che la vita cambi in un attimo, oppure che il cambiamento sia così graduale ed impercettibile che non sia possibile metterlo a fuoco finchè non è compiuto. Ma che sia un attimo o una lunga sequenzadi attimi il finale è il medesimo, si aprono gli occhi una certa mattina e ci si rende conto che la vita è andata avanti. E noi con lei.

Per la cronaca questa è una domenca di vento. Piuttosto freddo. Il cielo è di quel blu che fa pensare si possa vedere abbastanza in alto da avere le vertigini. Io ho 32 anni. Sto meditando di uscire in bici. Ma forse mi limiterò ad infilarmi le scarpe e camminare qui intorno. Senza avere in mente nulla di precisio, solo camminare e prendere il vento sulla faccia e imprimere addosso come è la vita adesso prima mi sfugga e cambi di nuovo.



sabato 29 ottobre 2011

Nella biglia gigante (cit.)

Passano i giorni. E le parole sfuggono chissà dove nel vento, si secca l'inchiostro dentro le penne ed i pensieri restano in trappola. Senza suono. Senza valore. E non sempre basta fare qualche scarabocchio perchè le penne ricomincino a scrivere di nuovo.
Vorrà dire che se la penna blu non vuole saperne, passerò alla rossa.
Perchè l'autunno incalza e si consuma, le ruote mangiano i chilometri di autostrada e la pioggia non sembra voler arrivare.
E queste pagine muoiono di nulla e di noia. Di assenza e, forse, di lontananza, perchè è da qui che sono troppo lontana. E qui è adesso e altrove, molti luoghi ed un solo.
Sono lontana e smarrita. Sono distante. Sono sulla strada. Ed è una delle cose che so.
Sulla strada non ci si può fermare, di questo sono convinta. Che bisogna andare avanti, passare oltre. Oltre ciò che non si comprende, verso ciò che non si sa cosa sia. Le risposte arriverranno, o forse no. I problemi si risolveranno, o forse no. Forse sarà peggio o meglio o peggio ancora. Questa è la cosa che so tra quelle che non so. Che sono sulla strada e sulla strada bisogna solo andare avanti.

E gomme e benzina che si consumano. Vedo nello specchietto un viso e mi domando se è il mio viso e se ancora mi appartiene. Alzo la guardia e abbasso la sicura della portiera. Continuo a guidare. Senza domande e senza distrazioni se non certe canzoni che mi suonano in testa come mantra sanguinari o come i rosari dentro i cimiteri.
L'autostrada corre dritta tra qui e chissà dove. Scrivo parole a vanvera. Il mio cuore è una farfalla nel petto. Battiti d'ali in fuga dalle domande e dalla paura di lasciarsi andare. Di abbandonarsi al vento, al tramonto e alla strada. Di scoprire le carte e perdere. O scoprire, in fondo, di non saper neppure giocare.

venerdì 7 ottobre 2011

Who knows

Prendono a morsi la mia fiducia. Ogni giorno. Mi divorano. Resta il fastidio, l'imbarazzo, l'amarezza. E quando va bene la rabbia.
Ma non e' tutto marcio. Non e' tutto perso. Se cammino nel vento che ha pulito il cielo e sparso le foglie e portato l'autunno. Se c'e azzurro. Se ci son ancora ali. Se ci sono persone per cui vale la pena. Ci sono pomeriggi d' ottobre pieni di vento in cui camminare. Pomeriggi in cui tutto sembra possibile. E io ho fantasia.
Mi chiedo se sono una persona per cui vale la pena. Qualcuno da pensare quando c'e troppo blu. Quando il vento rende possibile essere quello che vuoi. Se ci sono cieli e occhi anche per me.Who knows...

mercoledì 14 settembre 2011

metallo

niente è mai dimenticato. solo sopito. addormentato a forza con i sonniferi sciolti nel latte. ma è uno stato temporaneo. il risveglio sarà confuso, nauseato e violento.

e poi verrà solo una delusione sorda, senza speranza. e tu, bambina, sarai adulta.

certe persone non cambiano. sono come una pagina, una pagina che credi averla girata ma è sempre la stessa pagina. e tornerà a ferirti. a deluderti. e sarà ogni volta peggiore. finchè lo accetterai come fosse normale, inevitabile. e porterai addosso le delusioni come metalli pesanti dentro le cellule. ma non sentirai più male. e tu, bambina, sarai adulta.

e ci camminerai sopra, senza guardare. e andrai oltre, senza sanguinare. e non te ne accorgerai neppure. e tu, bambina, imparerai a fottertene.

sabato 25 giugno 2011

insonnia

E' a te che penso in certe notti senza riposo.

Alla tua forma tra le mie mani. Linee da percorrere con gli occhi chiusi. Linee che sono musica, una musica che so suonare. Pelle. Come ritrovarsi quando si e' persi. Dispersi. Di nuovo.

Anche se. Distratta dal canto di chissà quali sirene. O troppo stanca. O troppo sola. O troppo distante. O chissà dove. Da chissà dove è a te che penso nelle mie notti senza riposo.

E' te che cerco. Seguo il tuo suono nel vento. Ne seguo l'odore. L'odore del vento che come in sogno mi riporta a casa. Qualunque cosa essa sia.