
mercoledì 7 maggio 2008
Pezzi di carne

lunedì 5 maggio 2008
Free as a girl
Annuso il profumo della mia pelle. Allungo le gambe. Porto alla labbra una bottiglietta di acqua fredda. Mi pare che un poco alla volta i pensieri rallentino e sciamino via, lasciando il posto ad altro. A me. Stessa.
Una cosa che ho imparato dalla vita adulta è che ad un certo punto i pensieri vanno liberati e fatti volare, se li si costringe a forza su un punto, oltre la loro capacità di sopportarlo, si finisce inguainati in una camicia di forza a battere la testa sulle pareti imbottite di una stanza senza porta.
E' sera, apro la gabbia e faccio volare i pensieri. E mi sento vivere di nuovo. Sento il vento, il cielo. Tutti addosso. Tutti adesso. E' strano. Ma in fondo nemmeno poi tanto.

domenica 4 maggio 2008
Malinconica e lenta
Col mio sguardo un po’ miope [quello un po’ angoscioso, un po’ ansioso, un po’ arreso] vedrei solo, forse, questa distesa interminabile di giorni da qui all’estate [un po’ più di tre mesi], senza tregua, senza respiro, carichi di responsabilità e doveri, di ansie e potenziali frustrazioni [conosco i miei polli e le mie polle]. Non credo mi ci vorrebbe molto a farmi prendere dal panico. Ma i miei occhi sono aperti e vedo molto, molto di più. Ecco perché riesco a districarmi con sorprendere audacia e leggerezza in questa giornata sospesa. Nonostante tutto. Nonostante me. Brilla nei miei occhi infatti l’audace quando timido pensiero di non essere sola: potrà pur essere un periodo di merda ma nel mezzo del vortice io non sarò sola. Tutto qui, quello che serve a tenermi a galla. Oggi. E sempre.
Metti una cena a questo stesso tavolo in una sera chiara di maggio. Metti sashimi, uramaki e una birra chiara. Un po’ di gelato. Lui che fuma una winston blu e io che sprofondo nei miei pensieri cupi per poi riemergerne tra le sue braccia. Quelle mani che mi salvano. Che mi sostengono. Che mi stringono davanti ad una puntata già vista di Senza traccia. E che indugiano un po’ prima di salutarci. E mi sento leggera e affatto confusa. E sento la distanza, il distacco, l’assenza. Mi sento sola ma non perduta. Sento che, per quanto potrà essere duro passare attraverso quello che mi [ci] aspetta né verro fuori. E di quello che verrà dopo, e intanto, non mi resta che sospirare e sognare in questa domenica di maggio malinconica e lenta.
sabato 3 maggio 2008
Oggi è sabato
mercoledì 30 aprile 2008
pausa pranzo da single (ho ucciso paranoia)
Lo so che negli ultimi tempi sto perdendo un pò di quell'equilobrio che avevo messo insieme, è un processo lento ma costante. Devo a tutti i costi arginare il fenomeno. Il fatto è che più ci provo più mi sembra di remarmi contro. E so che potrei rimepire chilometri con le mie ansie e angosce. E sarebbe inutile perchè scrivo sempre senza dire nulla veramente, parole che vogliono dire tutto e niente. Le lancio nell'etere sperando che qualcuno possa comprendermi ma non provando in nessun modo a farmi comprendere veramente. Mi rendo conto che la cosa non porta da nessuna parte. Mi rendo conto che sono troppo intimorita per poter essere esplicita e sincera. Davvero chiara e comprensibile. Davvero sincera, fino in fondo. Non che io menta. Non dico. Tratteggio. E delle volte mi chiedo scrivere a che serve.
A qualcosa serve. Mentre mangio il mio primo pranzo single alla scrivania. Serve a tranquillizzarmi. Serve lasciare uscire da me, attraverso le dita, le mie angosce, almeno in parte. Serve a vedere scritto, seppur confusamente, ciò che mi spaventa. Delle volte quello che ci fa paura appare ridicolo alla luce del giorno. Serve a tirare fuori gli echi dei pensieri cupi che mi rimbombano in testa ed essere finalmente libera di pensare ad altro.
...
Il cielo sa un pò di sole e un pò di nuvole scure. Mi piace come appare. Mi piace che faccia ancora un pò freddo. Mi aspetta qualche giorno di vacanza. Del tempo per me. Del tempo per noi. Del tempo per le persone cui voglio bene. Del tempo leggero e chiaro d'estate, nonostante tutto. Potrei rimanere terroirzzata di fronte a questa prospettiva e vivere male questi giorni per poi rimpiangerli quando saranno finiti. Ma non è questo il caso. Stavolta no.
Sarò tranquilla. Sarò serena. Vivrò ogni attimo, ogni colore. Senza lasciarmi sopraffare dalle vecchie angosce, dagli scheletri stipati dentro il mio armadio. Quello è il passato e prima o poi anche lo scheletro si consuma. Cenere alla cenere. Sarò quella che sono, nè più nè meno. E mi starà bene così. Chiudo i fantasmi fuori dalla mia finiestra. Anzi, facciamo che chiudo dentro loro e vado fuori io. Questo è quello che mi prometto. Questo è quello che spero. Mentre reindosso la mia maschera di efficienza e diligenza e mi rimetto al lavoro tutta seria. Nel mio ufficio da single. Tutta sola, ma forse qualcuno a tenermi d'occhio c'è.
Domani andrò al mare.