mercoledì 7 maggio 2008

Pezzi di carne

Questa giornata mi ha mangiata viva. Cucio insieme i lembi dei morsi sulla mia pelle, canini aguzzi come lame affilate. Rimetto insieme i miei poveri resti insomma. Banalmente. Come tutti. Come tutte le sere.
Mercoledì è andato. Pieno come sono pieni certi giorni frenetici e densi. Ma è andato senza lasciare traccia. Quello che aspetto deve ancora arrivare. Stasera. Rimetto insieme i miei arti meglio che posso, che non resti segno delle ciccatrici. Copri i lividi coi trucchi del mestiere e dipingo sulla lebbra un sorriso che sia dolce e tenero e totale. E, a dire il vero, non è poi così difficile. Stasera.
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lunedì 5 maggio 2008

Free as a girl

Piuttosto stanca chiudo la mia giornata lavorativa con un sospiro. Tutto sommato è sera. Poteva andar peggio. Mi pare, forse, che fuori il cielo si sia rannuvolato. Oggi non ho mosso un passo da questa sedia. Oggi non ho alzato lo sguardo. E' solo l'inizio. E' solo lunedì.
Annuso il profumo della mia pelle. Allungo le gambe. Porto alla labbra una bottiglietta di acqua fredda. Mi pare che un poco alla volta i pensieri rallentino e sciamino via, lasciando il posto ad altro. A me. Stessa.
Una cosa che ho imparato dalla vita adulta è che ad un certo punto i pensieri vanno liberati e fatti volare, se li si costringe a forza su un punto, oltre la loro capacità di sopportarlo, si finisce inguainati in una camicia di forza a battere la testa sulle pareti imbottite di una stanza senza porta.
E' sera, apro la gabbia e faccio volare i pensieri. E mi sento vivere di nuovo. Sento il vento, il cielo. Tutti addosso. Tutti adesso. E' strano. Ma in fondo nemmeno poi tanto.
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Un libro carino rubato a mio padre e il nuovo disco degli afterhours per accompagnare il mio viaggio in treno. Niente di meno.
Spengo il computer, metto la giacchina e chiudo la porta. Scivolo fuori anch'io. Libera e leggera. Almeno fino a domani.
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domenica 4 maggio 2008

Malinconica e lenta

Un lungo pomeriggio malinconico e lento. Seduta sul balcone, infradito e felpa col cappuccio. Lavoricchio col portatile acceso, ascoltando un vecchio cd [Bob Dylan, Morrisey et altri]. Addosso le sensazioni di una lunga notte insonne e di un’allergia che non concedere tregua [primavera: croce e delizia], in testa pensieri che sbattono le ali come farfalle, sul viso un sorriso un po’ stanco, ma sognante. Tutto sommato ho ancora cose da sognare. Scatoloni pieni del materiale di cui sono fatti i sogni, i miei sogni, da aprire e, semplicemente, sognare.
Col mio sguardo un po’ miope [quello un po’ angoscioso, un po’ ansioso, un po’ arreso] vedrei solo, forse, questa distesa interminabile di giorni da qui all’estate [un po’ più di tre mesi], senza tregua, senza respiro, carichi di responsabilità e doveri, di ansie e potenziali frustrazioni [conosco i miei polli e le mie polle]. Non credo mi ci vorrebbe molto a farmi prendere dal panico. Ma i miei occhi sono aperti e vedo molto, molto di più. Ecco perché riesco a districarmi con sorprendere audacia e leggerezza in questa giornata sospesa. Nonostante tutto. Nonostante me. Brilla nei miei occhi infatti l’audace quando timido pensiero di non essere sola: potrà pur essere un periodo di merda ma nel mezzo del vortice io non sarò sola. Tutto qui, quello che serve a tenermi a galla. Oggi. E sempre.

Metti una cena a questo stesso tavolo in una sera chiara di maggio. Metti sashimi, uramaki e una birra chiara. Un po’ di gelato. Lui che fuma una winston blu e io che sprofondo nei miei pensieri cupi per poi riemergerne tra le sue braccia. Quelle mani che mi salvano. Che mi sostengono. Che mi stringono davanti ad una puntata già vista di Senza traccia. E che indugiano un po’ prima di salutarci. E mi sento leggera e affatto confusa. E sento la distanza, il distacco, l’assenza. Mi sento sola ma non perduta. Sento che, per quanto potrà essere duro passare attraverso quello che mi [ci] aspetta né verro fuori. E di quello che verrà dopo, e intanto, non mi resta che sospirare e sognare in questa domenica di maggio malinconica e lenta.
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She's got eyes of the bluest skies
As if they thought of rain
I hate to look into those eyes
And see an ounce of pain
Her hair reminds me of a warm safe place
Where as a child I'd hide
And pray for the thunder
And the rain
To quietly pass me by
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sabato 3 maggio 2008

Oggi è sabato

Sono giorni così densi di parole che vorrei scrivere che finisco con il non riuscure a scrivere niente. La penna come un imbuto intasato non lascia uscire fuori il flusso morbido delle mie emozioni. Che restano dentro. Esplodono. E fanno percorrere la pelle da un milione di minuscoli brividi.
Oggi è sabato. C'è un solo giallo e rotondo nel mezzo di un cielo perfetto. Oggi è sabato. Io sono terrorizzata, fragile, incerta. Oggi è sabato. La verità è che non me ne frega niente: oggi è sabato e io sono innamorata.
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Drinking mercury
To the mystery of all that you should ever seek to find
Lovely girl you're the murder in my world
Dressing coffins for the souls I've left behind
In time
We must never be apart

mercoledì 30 aprile 2008

pausa pranzo da single (ho ucciso paranoia)

Una vita da single. Comincia oggi. Una singletudine lavorativa, si intende. Il triplo uffixio è rimasto vuoto infatti, se non di me medesima, che ho prontamente messo in atto il trasloco alla scrivania con vista. Ed ora eccomi. Al nuovo posto che mi consente di tenere le luci spente e che mi da l'illusione di una vita nuova. E seppure non stia benissimo potrei star peggio e quindi va bene. Ve bene mi dico, mentre il mio stomaco mi si ritorce contro e, tutto sommato, mi sento un pò sola. E' difficile fare andrare dritta una giornata intera tutta da sola. Senza poterti concendere di inframmezzarla scambiandone un pò con chi ti è intorno sebbene, tuttosommato, tu non ti sia mai sentita veramente parte di qeusto qualcosa. ma, per lo meso, seduta sul margine, avevi qualcosa da stare a guardare. E, a dirla tutta, avevi qualcuno che ti teneva d'occhio. Gli esserini come me tendono a trovare confroto nell'avere qualcuno che li controlla. E quindi, scrivania a parte, la mia rinnovata singletudine mi fa paura. Ho paura di stare con me stessa. Possibile?
Lo so che negli ultimi tempi sto perdendo un pò di quell'equilobrio che avevo messo insieme, è un processo lento ma costante. Devo a tutti i costi arginare il fenomeno. Il fatto è che più ci provo più mi sembra di remarmi contro. E so che potrei rimepire chilometri con le mie ansie e angosce. E sarebbe inutile perchè scrivo sempre senza dire nulla veramente, parole che vogliono dire tutto e niente. Le lancio nell'etere sperando che qualcuno possa comprendermi ma non provando in nessun modo a farmi comprendere veramente. Mi rendo conto che la cosa non porta da nessuna parte. Mi rendo conto che sono troppo intimorita per poter essere esplicita e sincera. Davvero chiara e comprensibile. Davvero sincera, fino in fondo. Non che io menta. Non dico. Tratteggio. E delle volte mi chiedo scrivere a che serve.
A qualcosa serve. Mentre mangio il mio primo pranzo single alla scrivania. Serve a tranquillizzarmi. Serve lasciare uscire da me, attraverso le dita, le mie angosce, almeno in parte. Serve a vedere scritto, seppur confusamente, ciò che mi spaventa. Delle volte quello che ci fa paura appare ridicolo alla luce del giorno. Serve a tirare fuori gli echi dei pensieri cupi che mi rimbombano in testa ed essere finalmente libera di pensare ad altro.
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Il cielo sa un pò di sole e un pò di nuvole scure. Mi piace come appare. Mi piace che faccia ancora un pò freddo. Mi aspetta qualche giorno di vacanza. Del tempo per me. Del tempo per noi. Del tempo per le persone cui voglio bene. Del tempo leggero e chiaro d'estate, nonostante tutto. Potrei rimanere terroirzzata di fronte a questa prospettiva e vivere male questi giorni per poi rimpiangerli quando saranno finiti. Ma non è questo il caso. Stavolta no.
Sarò tranquilla. Sarò serena. Vivrò ogni attimo, ogni colore. Senza lasciarmi sopraffare dalle vecchie angosce, dagli scheletri stipati dentro il mio armadio. Quello è il passato e prima o poi anche lo scheletro si consuma. Cenere alla cenere. Sarò quella che sono, nè più nè meno. E mi starà bene così. Chiudo i fantasmi fuori dalla mia finiestra. Anzi, facciamo che chiudo dentro loro e vado fuori io. Questo è quello che mi prometto. Questo è quello che spero. Mentre reindosso la mia maschera di efficienza e diligenza e mi rimetto al lavoro tutta seria. Nel mio ufficio da single. Tutta sola, ma forse qualcuno a tenermi d'occhio c'è.

Domani andrò al mare.