venerdì 28 dicembre 2007

Qualcosa rimane

Già passato. Nello stesso modo in cui è arrivato questo Natale, se n'è andato. Ma qualcosa è rimasto. Raffreddata e malaticcia, accompagnata da una tazza di te mela&cannella e da un barattolino di vicksvaporub cerco di studiare un pò, ma ho voglia di scrivere.
Natale è passato in sordina, morbido di affetti e casa, malinconico di nostalgia del passato. Soprattutto veloce e silenzioso. Eppure mi ha portato qualcosa di nuovo. Questa sensazione di futuro, di speranza. Che consola le lacrime scroscianti delle mie malinconie e delle mie sensazioni più sorde. Che regala una serenità mai assaggiata prima. Che cancella in un soffio lo smarrimento della solitudine. Non sono sola. E gli ultimi giorni suonano come una promessa, ed è una promessa che mi abbaccia e riscalda. E anche se non è stato il natale di atmosfere e abitudini dei miei ricordi è stato un bel Natale. Qualcosa rimane.

domenica 23 dicembre 2007

scrivermi

Una domenica grigia da morire. Una corsa sotto una pioggia fredda mista a neve e poi un mal di testa che non da tregua. Rannicchiarmi in me stessa come un minuscolo riccio. Gambe incrociate. Pagine fitte della mia scrittura ordinata. Sto studiando. O ci provo almeno. Un te al cacao. Una carota. Quel bisogno di scrivere nelle mani, parole che non riesco a rendere esplicite anche se sono chiare e lucide nella mia testolina. A volte ho così tanto bisogno di scrivermi che non riesco a sentirmi bene finchè non l'ho fatto. Rimango inquieta, nervosa, insoddisfatta. Non riesco a concludere nulla se non finire con l'incartarmi nei miei soliti guai. Scrivere è sempre la cura. Scrivere è la formula magica. Sebbene quello che scrivo non abbia quasi mai ciitadinanza per essere letto. Sono solo parole. Niente di più. Ossigeno per quel che mi riguarda.
Soprattutto adesso, in questo periodo così particolare. Io mi sento sopraffare dalla sensazioni. Malinconia, tenerezza, tristezza, dolcezza, nostalgia, paura, sollievo. Tutte insieme. Un groviglio difficile da esprimere, che mi resta in gola. Per questo non posso fare altro che arrendermi a questo bisogno. Scrivere di questa sensazione strana verso questi giorni sospesi, desiderio che volino via in un soffio e che durino per sempre.

venerdì 21 dicembre 2007

il tempo

Ultimo giorno qui. Metto un pò d'ordine tra le briciole di panettone e i miei fogli sparsi. Mi rannicchio sulla mia sedia. Per terra uno scatolone di fogli, rilegati a spirale, da leggere in questi giorni. Il tempo, ne sono certa, non basterà mai per fare tutto quello che vorrei fare. Ma ci siamo. Qui si chiude. Tra poche ore Natale sarà già passato. Non sono certa di riuscire a rimettermi in pari. Anzi, sono quasi sicura di no. Arriverò incespicante alla mattina di Natale, battuta sul tempo, dal tempo. Mi succede troppo spesso ultimamente, di restare indietro, come se tenere il tempo di ogni cosa mi fosse impossibile. Orchestro gli strumenti come meglio posso ma, invitabilmente, qualcuno resta indietro e qualche nota si perde. Sono stanca, stanca in ognuna delle più minuscole fibre che compongolo il mio corpicetto sghembo. Finisco di riordinare e poi scivolo a casa, sperando che la calda atmosfera della mia stanza mi aiuti a sentirmi un pò più Natalizia. E soprattutto mi conceda di scrivere un pò meglio.

giovedì 20 dicembre 2007

panettone

Nell’aria ancora il profumo di panettone e spumante. Sul tavolo la scatola dei cioccolatini aperta. Anche qui un piccolo segno del Natale, scambiare due parole informali con persone cui normalmente si dice solo buongiorno o con le qualo si parla solo&sempre di lavoro, sovvertendo un po’ la gerarchia insovvertibile delle nostre posizioni. In fondo Natale è anche questo. Guardarsi un po’ negli occhi.
Il pomeriggio scorre fluido, un po’ di lavoro e un po’ di sorrisi e parole, in fondo siamo già in vacanza per metà.
L’angoscia liquida di ieri se ne va piano piano, lasciandomi stordita e stanca ma più leggera. E così, un po’ timidamente, mi incammino anch’io, in punta di piedi, verso Natale, con tutto ciò che questo comporta.
Ho voglia di stare in casa una giornata intera, armata solo di un pò di musica, di tazze profumate di spezie e cacao, libri e fogli di carta. Ho voglia della luce del pomeriggio che entra dalle finestre della mansarda, di un vecchio film e una coperta morbida. Ho voglia di tenerezza e piccole cose, dettagli da portarmi addosso nelle fredde mattine di gennaio che verranno. Ho voglia di vedere qualche sorriso sui visi delle persone che amo, di parole come carezze, di baci sulle guance fredde. Ho voglia di calze colorate per camminare sul parquet della sala, delle luci del mio albero che si accendono a intermittenza (prima le verdi&blu, poi le rosse&gialle), della tazza di te come me la fa mia nonna, del nasco incollato alla finestra mentre guardo la sera scendermi intorno. Ho voglia di tempo per te. Questo è il Natale che desidero. Tutto qui.
E come regalo vorrei guardarmi allo specchio a sentirmi a mio agio con me. Questo è il regalo che vorrei farmi quest’anno. E chiedo a tutte le stelle di questo cielo (e anche quelle di altri cieli volendo) di darmi una mano, perchè si sa che la questione non impossibile ma comunque ardua.
Beh, per ora prendo un meritato pezzetto di panettone (sperando contenga uvette in quantità spropositata) e torno al lavoro, in fondo Natale è ancora lontano e voglio perdermi il sapore dolce dell'attesa.


mercoledì 19 dicembre 2007

una piccola piccola mattina triste

È una bella giornata di cielo limpido sopra Milano. Ma io sono ansiosa e fragile nella mia pelle. In fondo in fondo, dentro i miei occhi, sento muoversi le maree delle mie emozioni, le mie lune in contrapposizione confondono e sbilanciano gli equilibri precari dei flussi dei miei stati d’animo. Mi lascio galleggiare, con gli occhi aperti, rossi per il vento. Ho imparato a sentire arrivare questi momenti, a lasciarli passare, scorrere via. Eppure non nego che sia comunque difficile sentirseli addosso, sentirne sulle labbra il sapore. Trattenere il respiro aspettando che siano già passati oltre.
Non mi piace sentirmi così:
[indifesafragiletristeeimploranteaffetto]. Eppure accade. L’unica cosa che posso fare è cercare di farlo passare, stringere i pugnetti insomma. Farmi un sorrisino coraggioso dentro lo specchio e andare oltre. Tutta da sola. In fondo dovrei ricordami più spesso che non ho bisogno di altro.