martedì 13 novembre 2007

il vento

il vento ha spogliato del tutto i miei alberi. e me. è ancora presto, l'ufficio silenzioso fatto salvo il suono meccanico della fotocopiatrice. seduta al mio posto vorrei fermare il tempo e prolungare questo istante di sospesa tranquillità. resto dell'umore di ieri. incerta. combattuta tra il desiderio di credere in qualcosa che sia io e l'abitudine all'autodistruzione. sorrido. perchè in fondo sorridere di me non è mai stato un problema. sorridere della mia pericolosa tendenza a fare a pezzi le cose per poterle capire. a farmi a pezzi per leggermi dentro.
mi chiedo se le cose sarebbero diverse se io mi fossi data un valore diverso da zero. se io non avessi fatto a pezzi il mio riflesso e messo in croce ogni più piccolo difetto. mi chiedo dove sarei ora. mi chiedo se amo davvero il punto esatto in cui trovo. mi chiedo se e come posso e voglio cambiare. ecc. ecc. ecc. sono nel centro di una tempesta di domande destabilizzanti e complicate. e la cosa stupefacente è che mi piace. mi piace un sacco.
come il vento freddo che mi scompiglia i capelli. e soffia via la polvere dai pensieri e mi fa venire voglia di essere una persona nuova.

lunedì 12 novembre 2007

entrarmi dentro

Mi sento strana. Lo specchio riflette la mia immagine con i capelli un po’ più corti. Mediamente incasinati. Gli occhi un po’ rossi e lucidi per via del vento. Mi faccio un sorriso un po’ obliquo. Sorrido a me stessa in una specie di timido incoraggiamento. Mi sento strana, dentro giorni strani.
Il ritorno è sempre un momento vago, incerto. Il vento scompiglia i pensieri e mi sento un po’ timida dentro la mia pelle. Incerta.
Amarmi un po’. Questo chiedevo a me stessa, prima che la marea del tempo e degli eventi incalzasse e mi travolgesse, portandomi senza nemmeno rendermene conto alla metà di novembre. Ora che, almeno un attimo, il tempo sembra dilatarsi alla sua normale direzione mi ritrovo a pensare di nuovo a me stessa e mi chiedo se qualcosa sia cambiato. Non lo so. Non credo di amarmi più di prima, la mia guerra con me stessa non concede tregua. Ma per lo meno ho iniziato a guardarmi dentro. In fondo. Dove c’è poca luce e le risposte si perdono nell’eco delle mie domande. E lì trovo cose che non pensavo neppure di avere. E forse il problema non è più tanto che io fatichi ad amarmi comunque ma che io ne abbia scordato la ragione. Forse non sono nata per amare me stessa ma a questo punto non ha più neppure senso farmi del male. Galleggio sospesa per un attimo. E questo cosa significa, che posso forse accettarmi così come sono? Non desiderare sempre e comunque di essere altra da me? Si, forse posso. Forse posso.
È un pensiero strano per me da comprendere. Rimango un po’ incerta mentre i miei occhi arrossati scrutano e si scrutano. Ho paura di non essere abbastanza forte per andare fino in fondo e mostrarmi a me stessa per quella che sono. Nuda e cruda. Sono stanca di combattermi. E se deponessi le armi?

lunedì 5 novembre 2007

per partire

L’albero fuori dalla mia finestra ha perso quasi tutte le foglie. Rimangono solo macchie disperse giallo e senape. La luce entra dalla finestra senza più filtri, bianca e grigia di un giorno d’autunno, di un cielo denso e pesante come zucchero filato. Consumo la giornata un po’ sospesa, tra il lavoro da finire e la valigia da chiudere. La voglia di chiudermi in me stessa e la voglia, uguale e contraria, di dimostrarmi di sapermela cavare tutto sommato, di essere indipendente. Indipendente dal mio stesso modo di essere, emancipata dalla mia natura insicura e umorale, libera. Solo la parola, libera, mi fa sorridere. Mordo un po’ il polsino del mio maglione (gesto identico nei secoli) e lascio sfumare i pensieri nella luce del pomeriggio. Galleggiare sopra le ansie e le piccole preoccupazioni. Svolazzare senza peso sopra la mia testa. E sono pronta. Per partire.

domenica pomeriggio

Una tazza di orzo scalda le mani. E le labbra. Fuori dalla finestra una domenica di novembre calda di sole e cielo azzurro. Sto seduta sul letto. A gambe incrociate davanti al portatile acceso. Perdo lo sguardo fuori dai vetri, anche se è ancora presto la luce brucia già dei colori del tramonto. Torno a me stessa sola dentro la stanza. Sola. La solitudine morbida e malinconica della luce del pomeriggio che riempie l’aria e si riflette nello specchio. Il tempo si dilata e rallenta. Vorrei che questo momento potesse non finire mai. La valigia aperta è ancora vuota e mi da una sensazione di nodo allo stomaco. Mi sento quasi come se dovessi mettere in scena il travestimento di me stessa. Diventare un’altra, quella che devo essere. Cambiare il mio viso, i miei vestiti e con i dettagli il mio modo di essere. Mettere da parte il mio strano mondo emozionale per essere quella creatura razionale che devo essere. Mi stampo sulle labbra un sorriso di quieta efficienza, faccio la valigia e i biglietti per partire. E tornare. Eppure una parte di me resta su quel divano, sotto un copertina rossa a guardare Stand by me e annusare il tuo odore. Sono certa di essere io quella. Sul fatto di essere anche quella che salirà sul treno domani ho qualche dubbio. Sola.

domenica 4 novembre 2007

sogni

La notte si affola di incubi. Immagini angoscianti. Frammenti incollati insieme secondo una logica assurda che lascia sulle labbra il sapore amaro dell'incapacità di comprendere. Di dare un senso. Accendo la luce e mi siedo sul letto. Stropiccio gli occhi. Lentamente la realtà prende il sopravvento e la sensazione di angoscia sbiadisce. La notte fuori è ancora scura. Spengo la luce e torno a letto. Ma di dormire non ho più voglia. Vorrei arrivasse il conforto della luce del giorno. Da un lato. Vorrei che questa notte potesse durare ancora a lungo. Dall'altro.