venerdì 10 dicembre 2010

can you hear me?

Mi sono sentita di nuovo in quel modo. Ho reagito di nuovo in quel modo. Quel modo. Quel modo che era il mio. Di quella che ero io. Ero di nuovo io. Quella. Io.
Cerco i miei occhi dentro lo specchio [ground control di majour tom]. Ci sono ancora. Nonostate quella sensazione di sfinimento. Come andare in pezzi. Come frantumarsi. [yout circuit's dead, there's something wrong]. Mi frugo nell'iride in cerca di risposte ma da un pò ho messo di ascoltare [can you hear me major tom?]. Di ascoltarmi [can you hear me?]. E forse non dovrebbe sorprendermi sentirmi di nuovo in quel modo.
A capo.
Oggi. Un certo vento che pulisce il cielo. Che lascia sbirciare sopra. Più in alto. Tra i pianeti e le galassie. In pieno giorno. In pieno azzurro. Io che mi sento in colpa. In parte a ragione. In parte per chissà qualche ragione primordiale. Genetica. Seduta su una panchina gelida in attesa di un treno soppresso. Alle prese con il confine tra l'equilibrio e il controllo. Ascoltanto un paio di vecchie canzoni. Scarabocchiando una quadernetto nero.
Appunto. Oggi sono stata in quel modo. Oggi. Chi mi ama mi potrà comprendere. Mi capirà. Vorrei frugarmi lo sguardo e i pensieri. Vorrei comprendermi anch'io. Un pò. [can you hear me?]

martedì 7 dicembre 2010

A me

Lo spazio di una giornata. Un tempo bianco, freddo e breve. Penso a me. Per una volta. E' strano come non andare di fretta e guardarsi intorno. perchè qualcosa da guardare c'è. Comunque.
A guardare il dolore da lontano è come se fosse roba d'altri. E forse ci si può concedere anche un pò di tenerezza. Forse. E se non ci si può perdonare o ci si può concedere una riduzione di pena. O qualcosa del genere. Alzo un immaginario bicchiere nella nebbia. A me.