martedì 1 aprile 2008

toothpaste addict

18.19-Esco dal bagno delle donne furtiva, con in mano spazzolino e dentificio alla menta. Lavare i denti mi fa sentire meglio. Pulita. Ordinata. Smagliante. Anche quando mi sento così stramaledettamente confusa. Avrei dovuto farlo prima. Dovrei farlo ad intervalli regolari. Dovrei farlo sempre. Dovrei scandirci la vita a spazzolini e dentifrici.
E' una bellissima giornata ed ho la spiacevole sensazione di essermela persa. Deve essere la primavera, o il nuovo fuso (orario), o il metabolismo, o il bioritmo, o venere in pesci, o la luna nera o qualcosa. Deve esserci una ragione al mio stato confusionale.
So solo che certi giorni l'unica cosa che davvero mi fa star bene è infilarmi tra le coperte e sciogliere le mie inquietudini tra le pagine di un libro, mentre i muscoli si rilassano piano e piano e tutto quello che è reale perde forma. E io scivolo via. Altrove. Con i denti dannatamente puliti.

lunedì 31 marzo 2008

backed potato

Un lunedì di tempo incerto nel mezzo di un periodo piuttosto incerto per conto suo. Non tutti i lunedì sono abbaglianti di entusiasmo, delle volte si comincia con la gomma bucata e allora la strada appare tutta in salita. Non ho mai cambiato un gomma ma credo che si possa fare tutto nella vita, basta provare [non sopporto chi sostiene di “non essere capace di”]. Certo, se il sabotatore di turno mette chiodi sulla tua strada allora ti succede di sentirti un po’ irrisolvibile.
Sconfortantemente interminabile l’elenco delle cose da fare mi fissa con occhi di ghiaccio. Periodicamente qualcuno entra per appuntarmi sulla fronte una scadenza o per aggiungere qualcosa alla lista [come le gocce cadono da un lavandino che perde]. In un giorno normale forse non ci farei caso ma oggi la processione dei miei creditori di tempo e lavoro mi angoscia e mi rende ancora più inquieta del normale [id est: supero la soglia di allarme in modo progressivo e preoccupante]. E, tra le altre cose, mi sento in colpa come una ladra [Ladra di tempo]. Dovrei concentrarmi, lavorare di più, lavorare la sera, il weekend, sul treno. Mi sembra di perdere un sacco di tempo, di sprecare pensieri ed energia. Di disperdere le mie energie in un’attività frenetica e convulsa, senza conclusione. Anche adesso, a volte giudicherei tradurmi in parole una semplice “tiratura di fiato”, oggi mi fa sentire la peggior criminale. Sconfort. Disconfort.
È come se avessi di fronte una folla di pensieri urlanti a contendersi la mia attenzione. Mi viene da gridare [o da tacere per sempre] solo a guardarli. Senza pensare a quelle sensazione terribile che mi prende e mi fa sentire completamente estranea al contesto, come se fossi qui per un gigantesco equivoco. Ho i giorni contati. La mia ragione pure. Finirò a infilare perline in qualche isola tropicale e allora, forse, mi godrò un po’ di pace.Correggo la mia bottiglietta d’acqua con un tot di passiflora, biancospino & escolzia sapientemente miscelati. E mi rimetto a fare fare fare fare. Al resto ci penserò, forse, più tardi.
...

domenica 30 marzo 2008

the sky lit up

Mi muovo cauta in questa domenica di primavera, cercando di renderla più tenue che posso. I capelli si asiugano al vento leggero che entra dalla finestra socchiusa. Ho rimesso is this desire per la terza volta [E' strano il modo in cui la musica che hai amato prima poi finisci per amarla di nuovo]. Leggo un romanzo nel quale Kant è appassionato di fatti di sangue [Sarà stato davvero così?]. Ho deciso che era ora dei calzonici corti e guardo con orrore le mie gambe allungate sul divano bianche, bianche, dannatamente bianche [cloro malefico].
Dipingo l'aria a toni tenui. E penso a come sono, a come mi succede di essere. A come mi riesce di essere peggiore con le persone che amo di più. A come mi riesce di perdere il poco tempo che abbiamo da dividere. Non so neppure se chiedere scusa abbia davvero significato. Oppure se l'unico modo è stringere più forte e, per questa volta, stare in silenzio.

mercoledì 26 marzo 2008

Brand New Girl

Completamente naufragata nell’inganno di questa primavera ugualmente piena di sole e luce che di vento glaciale. Mi stringo invano nel mio inefficace maglione azzurro. [Ho freddo].
Incrocio le braccia fino sulla schiena e lancio allo specchio un sorriso folle in una versione in zucchero e miele di un pazzo in camicia di forza [il risultato, lo ammetto, è mediocre]. Il ghigno si spegne in un’espressione stanca, di occhi rossi per il vento e lucidi per il peso di questo periodo. Passerà. Lo farò passare.
Al diavolo, Roma non è stata costruita in un giorno. Ci vuole pazienza. [Portare pazienza, tenere duro, cose così]. Ma delle volte ci vuole anche un elettroshock perché la calma, si sa, è la virtù dei morti. [...].
Collego i cavi alla presa di corrente. Positivo a sinistra. Negativo a destra. La scarica arriva come un pugno nella spina dorsale, come un serpente da domare e ingoiare, come [me lo concedo] un calcio nel culo. Un abbassamento di corrente fa tremare le luci. Buio. Black out. Respiro riempiendo i polmoni fino a scoppiare con un rantolo piuttosto inquietante [roco]. Respiro di nuovo. Scossa [ah ah] ma viva atteggio le labbra ad un mezzo sorriso.
Pazienza, comprensione, calma, empatia, perdono e tutto il resto funzionano di certo [non ho dubbi]. ma l'attesa è veleno per i miei nervi [come mangiare diserbante a colazione]. Io, delle volte, mi ritrovo a riconsiderare i meriti di un dito infilato nella presa di corrente. Non ho pazienza adesso. Non voglio aspettare. Ho fretta. Voglio tutto. Adesso. Voglio essere nuova. Brand new.
...



martedì 25 marzo 2008

I don't believe in an interventionist God...

Mi brucia addosso questa giornata. Mutevole come il cielo di questi giorni [sole e tempesta]. Densa come cioccolata fusa. Ed ugualmente nauseante ed insieme deliziosa. Il rischio di sfiorare il patetico [o peggio, di sprofondarci dentro] era massimo sin dalle prime luci di questa alba nevrotica di vento e primavera. Ed io sono saltata nella piscina della peggiore ansia con un atletico tuffo di testa, senza neppure tappare il naso. E sono sguazzata nelle mie angosce liquide fino a non sopportami più, per poi uscire come se nulla fosse, infilarmi i vestiti senza neppure asciugarmi troppo bene e riprendere da dove ero rimasta. Se ho sguazzato nel patetico almeno nel mio sguardo non ne resta traccia. Ed eccomi.

La cosa fantastica di arrivare a toccare il fondo [della suddetta piscina, si intende] è che poi posso usare i piedi per darmi un colpo abbastanza forte da riportarmi a galla. E [miodio] respirare. E sebbene tutto sia confuso identicamente a prima non ho dubbi adesso sul fatto di avere in tasca una soluzione. Una. Meglio di niente immagino. Perchè a guardare le cose con gli occhi aperti ed un minimo di attenzione non è poi così difficile vedere che se la soluzione non viene da me allora non può venire da nessuna parte. E se è vero [come è vero] che non esistono problemi privi di soluzione allora quella io la devo avere da qualche parte.

Quindi. In sintesi. Io sono il problema. Io sono la soluzione. Tutto sta nel tirar fuori le carte giuste al momento giusto. Sulla fiducia punto tutto e rilancio. Resto in partita.

Nel frattempo ho ripreso il controllo delle mie dita, dei miei occhi, delle mie mani, delle mie labbra. Di questo corpo odiato e odioso e ritorna mio [mioaccidenti]. Non è questo il momento di annegare. Non lo è mai.

Mi farfuglia in testa il folle pensiero che possa andare tutto bene. Che io possa [con queste stesso corpicetto e con la testolina annessa] riuscire a fare andare tutto bene. Se non io chi altri? E prometto. Prometto promesse che croccano come mandorle caremellate sotto i denti. Promesse che gridano il loro suono dolceamaro. Promesse da mantenere. Prometto. Prometto. Prometto. E tutto sembra già più leggero. E tutto sembra già più vicino. In fondo non si può annegare tutte le mattine.

Per quanto il pensiero possa essere spaventosamente crudo è tutto tra le mie braccia. Inutile cercare altrove. Mi perdoni il maestro se ho farfugliato impropriamente le sue parole, ma è la sua musica che mi rimbalza in testa mentre prendo a calci i miei bad seeds.