giovedì 10 luglio 2008

Sei

Una mattina di sole sulle colline di Varese. Affogo tre krumiri nel caffè allungato e ti sento vicino. Lì. In quel dividere quel momento così piccolo e così perfetto. Quell’istante di quotidianità rubato alla quotidianità della nostra distanza. Un bacio così fresco e leggero da far sembrare tutto questa giornata afosa e pesante più fresca e leggera. I ritagli del tempo che è nostro, frammenti, da tenere in tasca e toccare con le dita quando nessuno se ne accorge. In un momento in cui tutto pesa oltre la capacità del mio scheletro di sostenere sei e rimani un soffio d’aria fresca, una sera d’estate, una mattina di sole di biscotti e caffè.
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lunedì 7 luglio 2008

Mi tengo a galla

Conto le gocce di passiflora dentro il bicchiere. 40. Un respiro. Un sorso d'acqua corretta. Un sospiro. Un altro sorso. Un respiro. Trattengo dentro la gola il mio stomaco divorato dall'ansia e ribelle al mio modo inefficace di affrontarla. Trattengo una lacrima nervosa in qualche angolo nascosto dei miei occhi. Sento il panico arrampicarsi sulla mia colonna vertebrale, anello per anello, implcabile e ghignante. Un respiro. Un sorso.
Vorrei gridare. Forte. Vorrei piangere. Forse. Vorrei prendere le mie cose ed uscire sbattendo la porta. Adesso. E non pensare. E non dovermi preoccupare per cose più grandi di me sulle quali non ho potere e non ho dovere. Delle volte detesto questo posto. Questo metro quadro surreale su cui sto seduta. Questo ricettacolo di ingiustizie e disparità che, a volte, mi pare non mi porti da nessuna parte. E mentre tra lacrime asciutte mai piante cerco di ingoiare l'ennesimo dei rospi che devo ingoiare mi metto a scrivere. Perchè è l'unica cosa che so fare. Per ternemi a galla. Per non affondare nel mare vorticoso delle mie ansie più o meno coerenti [questa volta sorprendentemente sensate].
E cosa resta del mare negli occhi e sulle labbra, del vento e della sabbia, della crema solare da spalmare la sera sulla pelle arrossata e del profumo di pane dei vicoli, cosa resta dei colori e della luce, cosa resta del silenzio e del rumore delle onde come un perpetuo canto notturno, cosa resta del tramonto e del canto dei gabbiani, cosa resta dei passi sulle strade di pietra e della calma della sera che scende come un'ombra fresca sugli occhi stanchi di sole, cosa resta del respiro di chi ti dorme accando in una notte di temporale, cosa resta di un'alba timida e dolcissima? Cosa resta se adesso sono qui ad affogarmi dentro? La realtà cancella e scolora ogni cosa, la copre col fumo del suo cinismo e del suo egoismo cieco.
Che cosa è davvero importante. Che cosa devo fare. Che cosa devo scegliere. Che cosa voglio davvero. Che cosa mi aspetto. E che cosa si apsettano da me. Dove porta questa strada. Dove andrò. Dove andrò a finire. Dove sei adesso e cosa stai pensando.
Tutto. Troppo. Un respiro. Un sorso. Stasera. Mi tengo a galla. O annego.
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giovedì 3 luglio 2008

Crocevia rovente

Fa molto caldo nel mezzo di questo crocevia. Le strade si incrociano in questo punto, nel mezzo di nessuna parte. Il semaforo lampeggiante non è una guida utile per la scelta della manovra e della direzione. I cartelli stradali in questa parte del mondo lasciano il tempo che trovano, e comunque c'è sempre qualche lavoro in corso che confonde le idee. Cammino intorno all'incrocio cercando di capirci qualcosa e di non inciampare nelle rotaie del tram o nel masselli sconnessi della pavimentazione, di non finire sotto una macchina o qualche amenità del genere. Un soffio d'aria tra i capelli ed uno sguardo a questa Milano surrelare di luglio. Non sbaglierò direzione. Non questa volta. Ho una paura che morde la pelle. E un sorriso silenzioso e perfetto.
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Il tempo sembra voler sospendere il suo corso frenetico, almeno per qualche giorno. tempo. Tempo per pensarci. Tempo per lasciar schiarire un pò le idee. So con esattezza dove mi porterà questa strada stasera. Mi porterà al mare. E forse lunedì avrò dato un senso a tutto questo. O forse no. Ma in ogni caso tornerò ad affrontare questo corcevia rovente con una bella abbronzatura e, soprattutto, non sarò sola.

lunedì 30 giugno 2008

dettagli

Il mio mare è in tempesta oggi. Per tanti motivi che si intrecciano e si annodano in un groviglio cui non so più venire a capo. Una tempesta di afa e sudore, di sole implacabile a mezzogiorno.
Sento la confusione addosso, resa meno sopportabile da questo caldo che mi stanca le spalle, dalla casa presto troppo vuota che fa rimbombare l'eco dei miei pensieri, da questa estate che scombina le carte e mi fa sentire inesorabilmente stanca.
Il mio mare è in tempesta ed è alla mia baia tranquilla che penso, al piccolo porto dove posso mettere al riparo il mio guscio di noce. La brezza fresca di una sera d'estate. Il ricordo della sensazione del contatto che rende accettabile anche il fare i conti con la distanza e il silenzio, addosso a questo vago senso di solitudine.
Stop. Delle volte può servire spostare l'attenzione dall'insieme delle cose al particolare. Delle volte il guardare un dettaglio serve a far dimenticare il quadro, certo, purchè non diventi un'abitudine. Sono stata capace di fare di un dettaglio un'ossessione quindi so bene di cosa parlo e posso fermamente dire che per pochi attimi la fuga nel dettaglio può far bene, puchè di attimi si tratti. Per prolungare l'effetto è sufficente cambiar dettaglio. Poi un altro. Un altro ancora. Mai concentrare l'attenzione sulla stessa cosa troppo a lungo altrimenti si finisce col cadere da un'angoscia a un'altra che, per sua stessa natura, finirà quasi sicuramente con l'essere poeggiore oltre che totalmente priva di senso.
Ecco perchè per un attimo mi soffermo su quel porto tranquillo cui approdare e ne assaggio il buon sapore sulla lingua. E poi già svolazzo verso il ricordo di due ragazze chiuse nel bagno di un locale alla moda, di cui io una che detto una lettera d'amore tra un sorso di tequilasunrise e una risata sciocca. Alleggerita dalla frivolezza già corro di nuovo altrove, verso il futuro prossimo di un finesettimana al mare. E mentre il mio corpo già galleggia sul pelo dell'acqua i miei pensieri cercando di andare oltre, al furuto più lontano. E io stacco la spina.

martedì 24 giugno 2008

l'estate

Il caldo mi offusca i pensieri. Dentro giorni che bruciano in fretta sotto il sole d'estate. Dentro notti lunghe, frammentate, senza riposo. Quando giugno scivola dentro luglio finisco sempre per sentirmi un pò perduta. L'estate, con la sua instabilità, mi rende, se possibile, ancora più instabile. Frammentata anch'io come il sonno di una notte di afa. Divisa. Per molte ragioni. Tra molte cose. Tra molte vite.
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