domenica 12 giugno 2011

quorum

Ho votato.

La scrutatrice in chat sull'iphone mi ha fatto il favore di segnare il mio nome e darmi la matita. Nessuno si è premurato di dirmi in che cabina andare. Le urne erano rivolte al contrario a non ho potuto imbucare le mie schede. Nè buongiorno nè buonasera. Alle 11 passate il mio seggio era al 3%.

Ma dove vivo?

Dove??

lunedì 6 giugno 2011

la calma

Tutto è calmo.


Una calma che sa di punture di insetto e prurito. Una calma di ortiche e veleno. Una calma che calma non è.


Nulla è calmo.
Pioverà. Di nuovo. Questa estate potrebbe decidere di non venire mai. Potrebbe essere già finita. E mi calzerebbe meglio di così. Quest'estate al tempo troppo stretta e troppo larga. Ancora prima di arrivare. Non c’è nulla nella mia bocca che sappia d’estate. Nessuna voglia. Ma non escludo che una sera lunga, rossa e distorta potrebbe farmi cambiare idea.


O potrebbe farmi cambiare e basta.
Alzo il volume.


Pioverà di nuovo. E mi bagnerò il viso e i capelli. E mi bagnerò le ciglia. E mi bagnerò le mani e la punta delle scarpe. E forse finirò con il desiderarla, l’estate. O forse no.


Forse finirò con il desiderare e basta.
Nulla è calmo. Sotto il bordo delle mie ciglia. Nulla è calmo. Dentro la piega delle mie labbra. Nulla è calmo.

domenica 5 giugno 2011

il prezzo

pioggia. che siano di pioggia e temporale. che siano vento. e fulmini. che sia acqua che lava la strada. che cancella i segni di pneumatici nella polvere. che cancella le impronte dei mie passi. in circolo. intorno. ai pensieri. alle cose inutili. alle parole inutili. ai sorrisi violenti.


questo è reale.

io sono reale.

conto le ore
che mi restano
prima di svanire.


again.



venerdì 3 giugno 2011

e se non sarà sereno tanto meglio

Quello che era la soddisfazione di un quotidiano bisogno è diventanto un privilegio. Un lusso per occasioni speciali.


Ma il cielo non è cambiato. Ma io non sono cambiata. E l'urgenza è la stessa. Il bisogno. L'esigenza. E tutto quanto non trova parole finisce per restarmi sospeso tra i pensieri, nello stomaco e sotto la pelle. Brividi e spine. Vento caldo. Deserto.


Ho addosso una stanchezza che sembra accumulata da mille anni di cammino. Ma sono molti di meno. Ma io sono molto di meno.


Sere che sanno di pioggia e caldo. Vento che porta via l'umidità e i temporali. Chilometri a piedi nudi sul pavimento. Sogni disturbati. Interferenze.


Le interferenze delle persone da due lire che continuano a parlare e che mi consumano l'aria e che mi lasciano arida e spenta. [Arida e spenta miodio, come certe braci inutili, come certi corpi vuoti]. E loro parlano ancora. E ancora. Ed io che non riesco a gridare figuriamoci a gridarci sopra. E parlano. Parole inutili all'infinito.


Ed è quando. Quando continuare a pensare è quasi un dolore. Ma poi preferisco ancora il dolore di provare qualcosa che la calma piatta di non provare più niente. Anche se annullarmi sarebbe più facile. Ma io ci sono e respiro ancora.


Oggi chiusa nella calma irreale di questa stanza. A distanza di sopravvivenza. Ripasso le due o tre cose che mi fanno stare meglio. Che danno un senso al colore del cielo e alla piega dalle mie labbra. Che mi fanno sperare di essere ancora qualcosa di meglio, di avere ancora qualcosa da dire [di avere ancora aria da respirare, tramonti da bruciare, notti da vegliare, mari in cui nuotare con la testa sottacqua, vento da cui farmi asciugare gli occhi] e di avere io dentro quello che non c'è fuori.

venerdì 6 maggio 2011

go on writing

A volte mi sembra ridicolo tornare a scrivere ancora. E ancora. Parole. Vaghi concetti. banalità quotidiane. E di peggio dell'essere banali c'è solo avere la presunzione di avere da scriverne.
Cancellare. Disintegrare. Distruggere le tracce. Lasciare il silenzio. Ed il beneficio del dubbio. Meglio che dare la certezza della banalità.
A volte. A volte me ne frego. E scrivo a basta.