venerdì 24 dicembre 2010

ero contentissima

Il 24. Il treno delle 14.42. Un te troppo caldo tra le mani. E certi pensieri.
Il sollievo. Di avere due giorni interi dutante i quali non dovermi difendere. Poter abbassare la guardia. Dormire. Sognare forse. Camminare. E forse domenica nevicherà. Sono stanca. Stanca sfinita. delle guerre, delle armi. Delle ferite. Di fingere. E d'altro ancora.
La malinconia di questo natale che forse fa un pò male. Ricordare quando a natale ero contentissima. Quando non c'erano ombre. Ombre che sono salite poco a poco. E ora sono l'assenza.
Ma poi. La dolcezza. La fragilità e l'orgologlio. La solitudine. La forza. L'amore. L'amore. E le luci di natale.
Vi amo tutti.

giovedì 16 dicembre 2010

Le parole (1)

Come [mi sento].
Confusa [pensieri che si affollano dentro i miei occhi. premono. gridano.]
Smarrita [non c'è strada abbastanza lunga da camminare, oggi, che mi porti dove vorrei andare]
In colpa [sempre, per un milione di ragioni e per nessuna]
Stanca [perchè non è così che mi vorrei sentire. di nuovo. vorrei solo sentirmi come ci si sente quanto si è sul punto di dormire]
Sola [soprattutto e più di tutto. perchè non c'è verso di condividere questo modo in cui mi sento. non c'è voce - e non certo la mia - che possa dire come (mi sento), ma se una parola può renderne il senso è questa. sola]
Questo messaggio si autodistruggerà. Perchè sono insofferente a questo stato e mi disturba il soffermarmici al punto da spendere una manciata di righe. La sera è fredda ed è buia. Mi ispira. Mi cura e mi fa male da morire. Un silenzio che non risponde.
A volte basta riuscire a prendere sonno. A volte.

Nel bianco

Milano è bianca. Bianca di freddo e di inverno. Viene freddo anche solo a guardarla da questa vetrate infinite. A guardare gli alberi spogli e gli sbuffi di nuvole che salgono dal canale. Viene freddo anche solo a pensare alla sera che scende, alla strada da fare.
Sono innamorata. Di queste giornate ostili, riscaldate solo dalle luci di Natale e dal cappello di lana calcato sulla testa, con buona pace della pettinatura. Sono innamorata di quella sensazione che sale piano e riempie gli occhi e le mani. Dicembre.
Dicembre è il mese del buio e delle lucine intermittenti. Del gelo e del calore. Del silenzio e della musica. L’amo. Senza pietà.
Il giorno avvolto nella luce bianca. Che smorza i colori. La sera buia e improvvisa, fredda e breve. Un nido caldo dove tornare. L’idea del Natale. Il calore e il gelo del ricordo. Delle cose smarrite. Delle cose trovate. L’idea del passato e del futuro. L’uvetta del panettone.
Non riesco a esprimere la sensazione di dicembre. Ma ce l’ho addosso. Come il freddo del vento. Come il calore delle braccia. E ho la scusa per fermarmi. A guardare.
Malinconia a cucchiate da un barattolo enorme tra le mani. Senza bisogno di inventare scuse o trovare giustificazioni. Senza vergogna mi volto a guardare. Rileggo le mie pagine e delle volte mi sembra quasi di capirci qualcosa. Delle volte mi sembra quasi di comprendermi. Forse è inutile ma in fondo mi piace e basta. Il futuro è troppo bianco da guardare oggi. Oggi voglio solo ricordare.
Dicembre. Nostalgia a morsi.

venerdì 10 dicembre 2010

can you hear me?

Mi sono sentita di nuovo in quel modo. Ho reagito di nuovo in quel modo. Quel modo. Quel modo che era il mio. Di quella che ero io. Ero di nuovo io. Quella. Io.
Cerco i miei occhi dentro lo specchio [ground control di majour tom]. Ci sono ancora. Nonostate quella sensazione di sfinimento. Come andare in pezzi. Come frantumarsi. [yout circuit's dead, there's something wrong]. Mi frugo nell'iride in cerca di risposte ma da un pò ho messo di ascoltare [can you hear me major tom?]. Di ascoltarmi [can you hear me?]. E forse non dovrebbe sorprendermi sentirmi di nuovo in quel modo.
A capo.
Oggi. Un certo vento che pulisce il cielo. Che lascia sbirciare sopra. Più in alto. Tra i pianeti e le galassie. In pieno giorno. In pieno azzurro. Io che mi sento in colpa. In parte a ragione. In parte per chissà qualche ragione primordiale. Genetica. Seduta su una panchina gelida in attesa di un treno soppresso. Alle prese con il confine tra l'equilibrio e il controllo. Ascoltanto un paio di vecchie canzoni. Scarabocchiando una quadernetto nero.
Appunto. Oggi sono stata in quel modo. Oggi. Chi mi ama mi potrà comprendere. Mi capirà. Vorrei frugarmi lo sguardo e i pensieri. Vorrei comprendermi anch'io. Un pò. [can you hear me?]

martedì 7 dicembre 2010

A me

Lo spazio di una giornata. Un tempo bianco, freddo e breve. Penso a me. Per una volta. E' strano come non andare di fretta e guardarsi intorno. perchè qualcosa da guardare c'è. Comunque.
A guardare il dolore da lontano è come se fosse roba d'altri. E forse ci si può concedere anche un pò di tenerezza. Forse. E se non ci si può perdonare o ci si può concedere una riduzione di pena. O qualcosa del genere. Alzo un immaginario bicchiere nella nebbia. A me.