domenica 5 giugno 2011

il prezzo

pioggia. che siano di pioggia e temporale. che siano vento. e fulmini. che sia acqua che lava la strada. che cancella i segni di pneumatici nella polvere. che cancella le impronte dei mie passi. in circolo. intorno. ai pensieri. alle cose inutili. alle parole inutili. ai sorrisi violenti.


questo è reale.

io sono reale.

conto le ore
che mi restano
prima di svanire.


again.



venerdì 3 giugno 2011

e se non sarà sereno tanto meglio

Quello che era la soddisfazione di un quotidiano bisogno è diventanto un privilegio. Un lusso per occasioni speciali.


Ma il cielo non è cambiato. Ma io non sono cambiata. E l'urgenza è la stessa. Il bisogno. L'esigenza. E tutto quanto non trova parole finisce per restarmi sospeso tra i pensieri, nello stomaco e sotto la pelle. Brividi e spine. Vento caldo. Deserto.


Ho addosso una stanchezza che sembra accumulata da mille anni di cammino. Ma sono molti di meno. Ma io sono molto di meno.


Sere che sanno di pioggia e caldo. Vento che porta via l'umidità e i temporali. Chilometri a piedi nudi sul pavimento. Sogni disturbati. Interferenze.


Le interferenze delle persone da due lire che continuano a parlare e che mi consumano l'aria e che mi lasciano arida e spenta. [Arida e spenta miodio, come certe braci inutili, come certi corpi vuoti]. E loro parlano ancora. E ancora. Ed io che non riesco a gridare figuriamoci a gridarci sopra. E parlano. Parole inutili all'infinito.


Ed è quando. Quando continuare a pensare è quasi un dolore. Ma poi preferisco ancora il dolore di provare qualcosa che la calma piatta di non provare più niente. Anche se annullarmi sarebbe più facile. Ma io ci sono e respiro ancora.


Oggi chiusa nella calma irreale di questa stanza. A distanza di sopravvivenza. Ripasso le due o tre cose che mi fanno stare meglio. Che danno un senso al colore del cielo e alla piega dalle mie labbra. Che mi fanno sperare di essere ancora qualcosa di meglio, di avere ancora qualcosa da dire [di avere ancora aria da respirare, tramonti da bruciare, notti da vegliare, mari in cui nuotare con la testa sottacqua, vento da cui farmi asciugare gli occhi] e di avere io dentro quello che non c'è fuori.

venerdì 6 maggio 2011

go on writing

A volte mi sembra ridicolo tornare a scrivere ancora. E ancora. Parole. Vaghi concetti. banalità quotidiane. E di peggio dell'essere banali c'è solo avere la presunzione di avere da scriverne.
Cancellare. Disintegrare. Distruggere le tracce. Lasciare il silenzio. Ed il beneficio del dubbio. Meglio che dare la certezza della banalità.
A volte. A volte me ne frego. E scrivo a basta.

venerdì 18 marzo 2011

Caldo




Qualche suono a labbra socchiuse. Dentro queste mattine precoci. Dentro questo caldo improvviso come un colpo di fucile. Dentro queste sere che non arrivano mai. Mentre ti aspetto ascoltando musica da youtube e leggendo l'ultimo capitolo de La torre nera.
Conosco a memoria le parole della nostra canzone.


Sono stanca, accecata da questa improvvisa ed interminabile luce. Iperstimolata. Tutti i canali aperti. Gli occhi grandi e gonfi per il sonno macanto.



Non ho bisogno di guardare i ponti che bruciano alle mie spalle.



Non ho bisogno di farmi leggere la mano da una zingara con i capelli scuri e un rubino al dito.

è adesso.

domenica 13 marzo 2011

mah

Sto diventando amara. Basta sfogliare le pagine per ascoltare lo sfiorire della mia fiducia. La realtà che consuma quella mia ostinata innocenza come le onde mangiano gli scogli. Impercettibilmente. Inesorabilmente.


E poi mi ostino. Io ancora ci credo. E ci credo in un modo che non chiede complemento oggetto. Come una stupida. Ed è questo che mi rende amara.