sabato 16 gennaio 2010

il mio ruolo

Ho gli stessi colori di questa giornata. La stessa luce. Lo stesso cielo. Immagino cavi della luce ai margini di una strada sulla pianura. Nebbia. Immagino silenzio, umidità che si impiglia fra le ciglia. Immagino pensieri. Pensieri di vento e cristalli. Pensieri silenziosi, raminghi. Pensieri senza futuro e senza gloria. Che si cercano. Che si conoscono senza bisogno di esserci conosciuti. Elettricità nei cavi. Scintille. Il suono dei miei passi. Passi invisibili che lasciano impronte sull'asfalto umido. Impronte che durano un attimo. E non resta che la sensazione che siano esistite, non la consapevolezza. Nessuna prova, solo l'idea.
Parole da scrivere. Bianche. Accennate. Questa solitudine tenue. Come una carezza. Come una domanda che non si aspetta che io sappia rispondere.


martedì 5 gennaio 2010

Frugare

Per fortuna non ho mai creduto di conoscermi davvero. Altrimenti ora sarei delusa, altrimenti ora sarei ancora più confusa. Non ho mai creduto di capire fino in fondo i miei occhi riflessi, quindi tutto sommato non sembra così assurdo. Non riuscire nè a leggermi nè a scrivermi. A capire le parole. A comprendere.
Mi frugo dentro con la punta delle dita. Dita fredde di inverno e vento mentre cammino per le vie del centro che spengono le luci di questo Natale. Frugo. Cerco. Immagino e non so. (Non so. Non so).
Cosa conta davvero. Cosa voglio davvero. Quell'idea del tempo che sfugge, che fa pressione. Prendo tempo ma non serve davvero. Un codardo temporeggiare.
Mi sento come contorta, intricata, ingarbugliata. Confusa. Dalla testa ai piedi. Dai capelli agli occhi, dalle stomaco alle dita delle mani, alle mie cavolo di ginocchia ossute. Non so.
E frugo. Mi martello di domande. Cerco. E qualcosa scopro. Piccole cose. Dettagli. E forse è dai dettagli che posso capire che fare. O forse devo rinunciare e fare senza capire cosa sto facendo.
Non lo so. Pensavo fosse più facile. Ma forse sono io.


domenica 27 dicembre 2009

A vivere

Una domenica incoerente. Gelano le dita delle mani nascoste delle maniche del cappotto, eppure l'aria è tersa e azzurra e piena di luce. Una domenica limpida. Che cancella col vento i resti di quel che resta di questo natale mai messo a fuoco.
Cammino nascosta dentro il mio capotto preferito. La città silenziosa, le strade semideserte. La luce che abbaglia, la neve che si scioglie. Mi sento così. Come fossi una porta. Una porta che si è aperta. Una porta che si è spalancata. Una porta che da su chissà dove. Una porta di vento e attese e luce e aria fredda che fa volare i fogli e nascondersi e sorridere. Buongiorno.


domenica 20 dicembre 2009

Natale

La neve ha anticipato l'ora della mia sveglia in modo preoccupante negli ultimi giorni, con risultati alterni (treni presi e treni soppressi). La città innevata la mattina presto. Croce e delizia. Ed intanto, mentre ero presa a lasciare impronte più larghe che lunghe nella neve con i miei storici moon boot gialli numero trentaquattro, oggi è Natale e non me ne sono neppure accorta.

Dopo la neve la pioggia. Il fango. E poi il sole ed un cielo pieno di stelle. E col Natale l'eccesso emozionale che lo accompagna. Nel bene e nel male. Nel troppo e nel niente. Ed è subito sera.

La verità è che (cito) non so. Non so. Non so.

mercoledì 16 dicembre 2009

Il settimo piano

Sali al settimo piano. Bologna è lievemente spruzzata di neve e di luci natalizie. Una tazza di cioccolata. I piedi nudi. Addosso la stanchezza di albe, di treni, di cose e di corse. Un pò freddo fuori finalmente. Un pò di inverno. E la città che mi si srotola davanti agli occhi, fuori dai vetri.
Mi viene sempre da sorridere quando mi chiamano "signora". Mi chiedo perchè "signorina" non si usi più. Io lo preferirei. Signorina.
Ho comprato un cappellino di lana, nero con un fiore su un lato. Le persone con la mia circonferenza cranica dovrebbero astenersi dall'indossare cappeli, me ne rendo conto. Ma mi piace come mi fa sentire. Mentre guardo i riccioli che sfuggono fuori. Mentre mi guardo riflessa nello specchio dell'ascensore. Mi fa sentire come la persona che sono diventata. E non è male.
Sono stanca e ho voglia di dormire. Guardo la città là fuori ma sto pensando ad altro. Qualcosa che non posso spiegare. Un dettaglio. Un segreto. Inspiegabile. Inspiegabilmente intenso. Silenzioso.