Mangio una fetta di torta a bocconi minuscoli. Il premio di consolazione. Per un finesettimana freddo come il ghiaccio. Siamo fatti per sopravvivere. A tutto. Siamo fatti per rimettere insieme i pezzi. Per incollare. Per rialzarci da terra. Ogni volta. Per sopravvivere. Ogni volta. Ogni volta.
lunedì 15 febbraio 2010
martedì 9 febbraio 2010
...
Restano impigliate nella punta della penna. Gocce di inchiostro. Blu. Macchiano le dita. Come bambini. E mi fa sorridere un pò. Ed un pò essere triste. E sembra che non voglia fare altro che nevicare quest'anno. E sembra così lontana. Eppure. Eppure sembra anche così vicina. Un'immagine. Da far stringere lo stomaco. Un brivido. Una vertigine. Che mi ha cambiato la vita.
martedì 19 gennaio 2010
pessima
Questa mattina la nebbia sembra non volersene andare. Luce violetta, cielo basso. Così basso che lo respiri. E sa di inverno e mi fa pensare a te.
Poi la luce si è fatta più chiara e i contorni lievemente più nitidi. La metro umida e lenta. Il filobus troppo affollato. Eddie Vedder e Ivano Fossati. La brina per terra che mi fa scivolare.
Poi la luce si è fatta più chiara e i contorni lievemente più nitidi. La metro umida e lenta. Il filobus troppo affollato. Eddie Vedder e Ivano Fossati. La brina per terra che mi fa scivolare.
Cerco di non pensare.
I discorsi. Quei discorsi che pesano, che hanno un sapore sgradevole, che tu non voglio diventare così. E cerco di ripetermi chi sono. Anche se forse neppure lo so. Forse. O anche no.
I discorsi. Quei discorsi che pesano, che hanno un sapore sgradevole, che tu non voglio diventare così. E cerco di ripetermi chi sono. Anche se forse neppure lo so. Forse. O anche no.
E cerco di ripetermi che andrà bene. Anche se ho paura che non sarò felice. Anche se forse la felicità nemmeno esiste. E sarò felice un po’ e sarò un po’ triste. Come sarei stata un po’ felice ed un po’ triste altrove. Altrove.
Scegliere questa o quella cosa. Senza pensare che in fondo significa scegliere questa o quella vita. Bisogna scegliere come saltare. Senza pensare, chiudendo gli occhi. Sono pessima.
Scegliere questa o quella cosa. Senza pensare che in fondo significa scegliere questa o quella vita. Bisogna scegliere come saltare. Senza pensare, chiudendo gli occhi. Sono pessima.
Pessima.
A questo penso mentre guardo la nebbia alzarsi fuori da questa vetrata smisurata. Un caffè solitario e amaro. Il fruscio dell’aria calda che esce dai bocchettoni e mi da l’impressione di non scaldare mai davvero. Plastica tiepida che non puoi scaldarci le mani. A che serve?
A questo penso mentre guardo la nebbia alzarsi fuori da questa vetrata smisurata. Un caffè solitario e amaro. Il fruscio dell’aria calda che esce dai bocchettoni e mi da l’impressione di non scaldare mai davvero. Plastica tiepida che non puoi scaldarci le mani. A che serve?
sabato 16 gennaio 2010
il mio ruolo
Ho gli stessi colori di questa giornata. La stessa luce. Lo stesso cielo. Immagino cavi della luce ai margini di una strada sulla pianura. Nebbia. Immagino silenzio, umidità che si impiglia fra le ciglia. Immagino pensieri. Pensieri di vento e cristalli. Pensieri silenziosi, raminghi. Pensieri senza futuro e senza gloria. Che si cercano. Che si conoscono senza bisogno di esserci conosciuti. Elettricità nei cavi. Scintille. Il suono dei miei passi. Passi invisibili che lasciano impronte sull'asfalto umido. Impronte che durano un attimo. E non resta che la sensazione che siano esistite, non la consapevolezza. Nessuna prova, solo l'idea.
Parole da scrivere. Bianche. Accennate. Questa solitudine tenue. Come una carezza. Come una domanda che non si aspetta che io sappia rispondere.
martedì 5 gennaio 2010
Frugare
Per fortuna non ho mai creduto di conoscermi davvero. Altrimenti ora sarei delusa, altrimenti ora sarei ancora più confusa. Non ho mai creduto di capire fino in fondo i miei occhi riflessi, quindi tutto sommato non sembra così assurdo. Non riuscire nè a leggermi nè a scrivermi. A capire le parole. A comprendere.
Mi frugo dentro con la punta delle dita. Dita fredde di inverno e vento mentre cammino per le vie del centro che spengono le luci di questo Natale. Frugo. Cerco. Immagino e non so. (Non so. Non so).
Cosa conta davvero. Cosa voglio davvero. Quell'idea del tempo che sfugge, che fa pressione. Prendo tempo ma non serve davvero. Un codardo temporeggiare.
Mi sento come contorta, intricata, ingarbugliata. Confusa. Dalla testa ai piedi. Dai capelli agli occhi, dalle stomaco alle dita delle mani, alle mie cavolo di ginocchia ossute. Non so.
E frugo. Mi martello di domande. Cerco. E qualcosa scopro. Piccole cose. Dettagli. E forse è dai dettagli che posso capire che fare. O forse devo rinunciare e fare senza capire cosa sto facendo.
Non lo so. Pensavo fosse più facile. Ma forse sono io.
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