domenica 31 maggio 2009

Domenica. Niente ponte.

Vento. Vento che fa cantare gli alberi e rabbrividire la pelle. Vanto che porta in giro nuovole prima bianche e poi più scure. Vento che fa sbattare le porte nel silenzio del pomeriggio. Vento che fa vibrare gli inutili cartelloni elettorali. Vento che squote i miei rami e le mie radici. E mi fa cantare e rabbrividire.
E il cielo sopra la testa si fa da azzurro a bianco. E poi grigio. Forse pioverà. Forse. Verrà la sera, portata dal vento e portandosi dietro, forse, un poco di pioggia.
Domani smetto i miei panni di malata d'estate. Termometro, medicine e montagne di fazzoletti di carta. Un colpo d'aria. Condizionata. Di freddo sintetico, velenoso. Posticcio come la febbre d'estate.
Il caldo si è spento come la mia febbre. E adoro questo vento. Questa luce smorzata. Questo clima che ammorbidisce i toni, smussa gli spigoli.
Sono stata sola in questi giorni. Sola e sopravvissuta. A me stessa. Al tempo lento delle ore malaticce. Domani mi rigetto nel nauseante vortice dei treni e delle coincidenze mancate. Domani reindosso i miei vestiti e gli orpelli e le maschere e i cartelli coi nomi giusti da appuntarmi al petto. Domani esco. Ma so che, ora, posso tornare. A casa.

venerdì 15 maggio 2009

Mio

Mi sembrano strani i suoni della mia casa. Ora che non ci sto mai. Mi aggiro inquieta da una finestra all'altra. Cercando di ritrovare il mio posto. Cercandomi. Cercando parola nuove da scrivere. Per scrivermi. Questo spazio. Come se non fosse. Mio.
on air. dentro ogni cosa

venerdì 8 maggio 2009

sopravviverai

La panchina della stazione di Lambrate. Binario 4. Dondola le gambe e lascia cadere a terra le ciabattine bianche e resta a pieni nudi e jeans. Occhiali scuri. Occhi chiusi. Sole sul viso. Vento fresco tra i capelli che fa rabbrividiere un pò. Il compleanno di Andrea. Forse per la musica, o per il vento, o per la stanchezza o per il tono d'azzurro del cielo su Milano -Milano- ma sente gli occhi gonfiarsi e i pensieri esplodere. In fondo lo sa, di non avere pace dentro. Ma il caos. Sopravviverai.