martedì 4 settembre 2012

Settembre

Aria di pioggia, anche se dicono che tornerà l'estate. Nel frattempo il treno passa in mezzo all'autunno nello spazio da qui a Milano. Buongiorno.
Non so se ne ho voglia. Di un'estate bugiarda di settembre. Voglio cose che non posso avere. E il resto che vada o venga come gli pare e piace.
Se domani tornerà il sole appenderò i pensieri fuori ad asciugare. All'aria. Forse poi sarà più facile leggerli e capire cosa vogliono dire. Ora stanno ammucchiati a terra come stracci bagnati. Un peso umido sopra il mio stomaco che soffoca nel non riuscire a capire. Cosa ci vuole per poter stare bene.
La serenità e' un attimo, poi e' il desiderio e la ricerca. O attesa.

Oggi posso solo attendere o lasciarmi perdere dal panico. Provo ad attendere, lasciando da parte i pensieri bagnati. Una cosa alla volta, prima questa giornata poi i panni stesi ad asciugare.


venerdì 31 agosto 2012

Finlandia #2 (Helsinki)

La città è fatta di vento e luce. Gli architetti non hanno violato le altezze lasciando, come è giusto, il cielo al vento. Vento che riempie le piazze e i viali e poi sfugge verso il porto e le isole, al largo.
Il mio approccio è del tutto casuale, ma non saprei come altro fare. La città ha un fascino un po’ da fine del mondo, che mal si presta a programmi e destinazioni, ma solo ad un inatteso vagare.


Ma andiamo con ordine.
Il cielo ha un tono di azzurro che ti fa venire voglia di uscire la mattina, quanto è prestissimo ma il sole è già alto. Il vento è costante, un po’ troppo fresco forse, e accompagna le giornate dal tramonto all’alba, spingendoti qua e là come una foglia secca, con forza e delicatezza. Il mare è nascosto all’orizzonte da una moltitudine di isole, verdi e piatte, che chiudono lo sguardo. Non è il confine violento delle onde che si infrangono su una scogliera, non c’è la linea netta di separazione tra acqua e terra, non c’è di fronte il mare aperto verso le distanza. C’è solo un lento diradarsi delle terre in un mare grigioblu, come se non ci fosse nulla da dividere, come se più in là non ci fosse altro che lo sfumare, il perdersi. Questa è quell'idea "da fine del mondo", della quale sono inadeguata pittrice.



Azzurro il cielo, dicevo. Ma non solo. Azzurro sarebbe forse il colore del vento, se ne avesse uno. Ma ci sono l’oro delle cupole, il colore del legno di abete, il rosso e il blu dei frutti di bosco sui banchi del mercato, il bianco dei palazzi, il verde degli alberi che si specchia nell’acqua cambiando appena tonalità. Manca alla città quell’aspetto un po’ decadente delle città bagnate dal mare e sferzate dai venti, i colori e le linee sono perfette sia da lontano che da vicino. Ruggine e muffa non abitano qui.






Ho mangiato delle piccole albicocche dal sapore di bacca. Ho bevuto un orribile caffè con pane alla cannella e al cardamomo. Ho camminato in un parco che sembrava uscito dalla mia stessa immaginazione. Ho ascoltato una banda militare che coreografava canzoncine leggere ed un rap in suomi che faceva da sottofondo ad una domenica sulla spiaggia. Ho mangiato la liquerizia salata nelle sue mille declinazioni ed ho avuto lo sconto al supermercato per  aver riportati i vuoti. Ho bevuto la vodka. Ed ho fatto la sauna.


L’unica destinazione inseguita sulla mappa e non capitata per caso è stata la kotiharjun sauna. Esperienza che ha assassinato, non senza soddisfazione, ogni pregressa esperienza o idea che potessi avere. I cadaveri delle saune milanesi, delle spa e dei centri benessere non sono ancora freddi mentre li scavalco e salgo al primo piano di un anonimo edificio in una zona semicentrale, piano al quale si trova la sauna femminile. Lo spogliatoio è bellissimo nella sua trascuratezza, armadietti in legno più antichi che vecchi, una specchiera opaca, tappetini scoloriti a terra e finestre aperte sulla piccola piazza di fronte che lasciano entrare il vento e l’odore degli alberi e della sera. Abbandonata ogni idea di costumino e ciabattine, avvolta nell’asciugamano, affronto, tutta sola, la nudità del destino. La prima porta si è apre su uno stanzone piastrellato con panchine in pietra ed una lunga fila di docce che non ha nulla di bello ma che è bellissimo, potrebbe essere ad Istanbul o in Marocco ed invece è in un’anonima casetta sul baltico. La seconda porta si apre sulla sauna, una grande stanza dalle pareti annerite dal fumo, gradoni di cemento scuro e qualche seggiolino di legno. A terra le foglie secche che entrano dalla piccola finestra o sono portate dai piedi dei finlandesi che intermezzano la sauna con una birra e quattro chicchere a piedi nudi sul marciapiede di fronte.
L’imbarazzo della nudità e della scarsa dimestichezza con la pratica sono presto dimenticate per una leggera rilassatezza, calda e fresca allo stesso tempo, intervallata dallo scambio sorridente di qualche parola con le altre donne in una lingua che, francamente, non so quale sia.
Finisco infine fuori dal locale, rivestita e leggera, a bere un’acqua frizzante e godermi la bellissima sera [combinazione perfetta di percezioni dei sensi, dalla luce ai suoni, dai colori alla temperatura fresca sulla pelle liscia come ] seduta anch’io sul marciapiede.

Amo la sauna.

La città detta il tempo ed ha un suono.
La calma ed il crepitio della sauna, screziati appena delle voci e dei rumori della strada. La quiete ed il silenzio dei parchi e delle rive, disturbati solo dal vento e dai nostri passi. Il tempo della luce pigra verso il tramonto, mai abbagliante, che illumina senza ferire. Il tempo delle passeggiate nel mercatino del porto e della musica da strada fuori dalla vetrine chiuse.
La città detta un tempo ed ha un suono. Ha un suono che potrei stare ad ascoltare per ore, che vorrei mettermi nello zaino e nascondere alla dogana del ritorno. Niente da dichiarare.






[continua…]
 

lunedì 13 agosto 2012

Finlandia #1

Il volo fa scalo a Riga. 
Tre ore di turbolenza per giungere in una Riga scrosciante.
Io sono in maglietta e ciabatte. Lungimirante come sempre.

Il mezzo che mi porterà da Riga ad Helsinki è minuscolo. Il mio vicino di posto è un tipo molto baltico che gocciolando da ovunque sia possibile gocciolare se ne sbatte della pioggia e continua imperterrito a leggere il suo tascabile fradicio. Io, per quanto mi compete, inzio a temere la polmonite e l'inadeguatezza del mio parco medicinali.

Ho il posto finestrino. Un posto in prima fila per osservare il mio trolley annegare sotto il diluvio in attesa di essere imbarcato ed un cimitero di aerei sovietici con la stella lasciati arrugginire tra l'erba. 
Il te verde mi viene portato con un fattina di limone infilzata in una spadina di plastica verde. Già mi sento baltica anch'io. Rimpiango però non avere una giacca ed un paio di calzini. Ma rimpiango anche di non aver previsto una sosta a Riga, che già mi piace. Metto la spada nello zaino, per ricordo. 

Arrivo ad Helsinki in 50 minuti. Sono già le otto e temo il peggio, ovvero non trovare nulla di aperto.
Ma la città è illuminata a giorno da un sole che sembra non voler scendere mai e spazzata da un vento baltico, appunto. Non c'è molta gente in giro di lunedì sera. Ma la città è bellissima. E una fetta di pane integrale con salmone e insalata russa non la nega a nessuno, persino alle dieci passate. Una birra da sei euro mette però in chiaro il fatto che in Finalndia è meglio essere astemi.





martedì 24 luglio 2012

11/22/63

Ciò a cui sto dedicando un certo numero di viaggi in treno e di sere d'estate. Cercando di illimunarmi con luci abbastanza fioche da non attiarare zanzare dentro la mia finestra. Pagine 768. Sono a pagine 713. Mi resta giusto questa sera di luglio per il finale.



S.K. mi ha progressivamente resa in grado di godermi il viaggio, rinunciando a qualsiasi attesa o tensione verso il finale. Finale troppe volte inadeguato rispetto a quello che è quasi sempre un gran bel viaggio.
Io continuo a godermi il mio viaggio insomma, sebbene sia ormai alla fine. Con una certa malinconia per quella vita che Jake Epping continuerà a vivere oltre l'ultima pagina e che mi restarà sconosciuta.

La domanda è: qual è quel momento della storia che ha ucciso l'innocenza? Quale quell'evento che ha spezzato la storia e ci ha resi quelli che siamo? Quale momento andrebbe cambiato nella promessa di un presente (e di un passato) migliore? E sarebbe davvero possibile far prevalere il bene comune sul proprio personale?

Assassinare Hitler ci metterebbe al riparo dalle follie della II guerra mondiale? O semplicemente troverebbero un'altra via? Una telefonata anonima a Falcone la sera prima di Capaci? Impedire il decollo dell'American Airlines 11? Basterebbe agire su insingolo istante o la corruzione troverebbe comunque il modo? 

Di certo è un bene che il passato non si possa cambiare. Perchè ormai siamo quello che siamo, siamo figli di quel passato. L'innocenza è perduta. Quell'innocenza è perduta. Cambieremmo il passato, e il futuro, ma da corrotti ed il cambiamento non darebbe frutti migliori di quelli che già abbiamo colto.
Solo il futuro può essere cmabiato perchè è un foglio bianco candido, vergine. 

Jake Epping salverà forse John Kennedym ma servirà ad scongiurare il Vietnam, la morte di Martin Luther King, l'11 settembre...



martedì 3 luglio 2012

disorientamento

Vorrei dormire. Addormentarmi mentre ti aspetto. Con l'aria delle finestre addosso anche se fa male. Con l'odore dello shampoo nelle narici. Con la luce della sera attorno, che sbiadisce.

Ti se accorto che le giornate si fanno più brevi? Impercettibilmente, ma più brevi.
Eppure l'alba arriva sempre troppo presto. Strappa i sogni agli occhi, è per questo che non li puoi ricordare.
Se non per frammenti che si dossolvono nel profumo nel caffè e nell'aria del mattino. Ed è già domani.

E non c'è tregua nell'incalzare dei giorni, delle sere. Sere già proiettate al giorno successivo, sere di calma solo apparente. Mai mie abbastanza. Ed è già mattina.

E dove finiscono i giorni io davvero non te lo so dire. Nè cosa significano. Nè dove mi portano. Dove dovrai venirmi a prendere se non mi sentirai tornare, dove c'è il rischio che possa finire.
Tu chiama più forte. Fatti sentire.