giovedì 20 novembre 2008
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lunedì 17 novembre 2008
La mia schiena
L’amore mi ha resa libera, e questo è solo uno dei paradossi della mia vita sfumata. Libera da me stessa. Libera di non dover essere niente. Libera di respirare.
Lo chiamerei vento, lo chiamerei mare, lo chiamerei cielo notturno, abisso, temporale, tramonto. Lo chiamerei in molti modi. La parola amore, in effetti, non mi appartiene.
Distanze da colmare e da allungare. Presenza e assenza. Distacco e incontro. Silenzio e parole. Attesa. Pazienza. Fretta e urgenza. Progetti e fallimenti. Unione ed indipendenza. Dettagli e visioni d’insieme. I giorni. Le notti. I viaggi e i ritorni. La calma. La guerra. Il soccorso. La mancanza e la delicatezza.
Mi ha resa libera. Libera di esprimere il bene ed il male. Il bello e il meno bello, fino al brutto. Di fare. Di cambiare. E se è libertà che ho dato in cambio forse è stato anche per l’idea di non poter pretendere, di non poter chiedere. Ma se è libertà che ho ricevuto non escludo possa essere stato per mancanza di attenzione, di concentrazione. Ma in ogni caso è al risultato che guardo e il risultato mi è piaciuto. E lo chiamerei amore, se non pensassi che la parola amore non dice niente.
E se ho recitato certi stralci dei copioni delle storie d’amore l’ho fatto senza piacere, senza convinzione. Solo per sentirmi normale, rassicurata.
Mille lune sono sorte e tramontate da quell’inciampo casuale. E il tempo mi ha cambiata e modellata con le sue dita tenaci. E adesso che l’orizzonte si punteggia di scelte e di futuro ho un po’ paura. Paura che scegliere mi porti a soffocare questa cosa che mi è capitata. Fallire, odiare, rimpiangere, distruggere, perdere, dimenticare. Paura che prometterci, sceglierci, viverci possa renderci infelici. In trappola.
Sono così le rivoluzioni. Le desideri. E ti fanno paura. Sarà che la storia è piena di rivoluzioni. Sarà che la storia insegna che delle volte le rivoluzioni falliscono. Che la storia poi dipende da chi la scrive.
è così che ogni goccia di me scava la tua schienalentamente
con un ritmo costante
è così che ogni goccia di te scava la mia schiena
lentamente
con un ritmo costante
(P.B.)
domenica 16 novembre 2008
venerdì 14 novembre 2008
Rice ball
A volte vorrei pesare di più, semplicemente per tenere i piedi un poco più vicini a terra. Vorrei venisse meno quella capacità di perdermi e disperdermi nello spazio intorno. Svanire. Vorrei essere meno confusa, meno emotiva, meno introversa. Vorrei avere il coraggio delle mie emozioni. Vorrei dimenticare com'è sentirmi sbagliata, in colpa, ferita, inadeguata e storta. Vorrei che l'essere quella che sono non fosse un difetto, un errore. Ma sto divagando, perchè non era a questo che stavo pensando.
Stavo pensando alla ragazza polpetta di riso. Perduta davanti al tramonto. Trattenuta al suolo da fili sottili che stringono le cavilgie. Leggera di sera e di vento. Leggera. Che non fa che guardare le cose da punti diversi e scoprirle nuove, cambiate, altre. E nessuna cosa è come gliel'avevano raccontata, come la dipingono certi film a colori o come pareva guardandola dentro le fotografie. Nessuna cosa è come gli altri la vedono. Nessuno la guarda da dentro i suoi occhi.
giovedì 13 novembre 2008
innocenti illusioni
Gli occhi grandi e aperti persi dentro questo cielo bianco. Pensieri che gocciolano addosso senza rumore, come questa pioggia sottile. Novembre, che porta sulla labbra il sapore amaro delle conclusioni e il sapore sconosciuto delle promesse.
Succede a volte che non servano a nulla le premesse. Le poche righe iniziali in cui si mettono, per così dire, in chiaro le cose. Tu ascolti, annuisci ma poi pieghi il foglio in quattro e lo infili tra le pagine di qualche libro. Quando sarà il momento ci penserai. E, alla fine, quel momento arriva. E nel frattempo tu ci hai creduto, tu hai sognato, fatto e disfatto, ci hai messo la tua passione, la tue energia e tutto quando potevi. Di te. Poi apri il foglio e le premesse sono rimaste immutate. E ti accorgi di aver creduto nell’incredibile. Di aver lottato per cambiare cioè che non può cambiare. E non puoi prendertela con nessuno che non sia te stessa. E con le tue illusioni. Succede.
Giorni come oggi non passano mai. Giorni in cui rallenti fino quasi a fermarti. Giorni in cui riesci quasi a far scorrere il tempo all’indietro pur di riuscire a ritardare ancora un po’ il momento di andare oltre. Avanti. Ma nell’istante stesso in cui hai messo a fuoco l’incalzare dell’inevitabile ci sei già andata, oltre. E così. Via.
